La storia di Ekaterina Andreeva e la repressione in Bielorussia
Ekaterina Andreeva, giornalista bielorussa, ha raccontato la sua esperienza di detenzione durante un evento alla Camera dei deputati, in occasione della proiezione del film «Sotto il cielo grigio», che narra la sua storia. «Quasi novecento prigionieri politici. I negoziati liberano i detenuti, ma il regime continua ad arrestarne altri», riporta Attuale.
Andreeva, 32 anni, è stata arrestata nel novembre 2020 mentre documentava le manifestazioni a Minsk per la televisione indipendente Belsat. Condannata a otto anni per tradimento, è stata liberata solo nel marzo scorso grazie a negoziati tra gli Stati Uniti e il regime di Alexander Lukashenko. Attualmente vive in esilio a Varsavia, mentre suo marito, il giornalista Ihar Ilyash, è ancora in carcere.
L’incontro è stato promosso dai parlamentari del PD Lia Quartapelle, Andrea Casu e Filippo Sensi, con la partecipazione di Yulia Yukno, fondatrice dell’associazione dei bielorussi in Italia Talaka. Quartapelle ha espresso preoccupazione per l’indifferenza di una parte dell’Italia nei confronti della situazione in Bielorussia: «Spero che questo film aiuti a capire il racconto distorto che ne viene fatto».
Andreeva ha condiviso le sue emozioni riguardo alla proiezione del film: «La sento molto vicina, ma non è soltanto la mia storia. È quella di tutti i prigionieri politici e dei colleghi ancora dietro le sbarre». Ha descritto come fosse essenziale per lei continuare a documentare le manifestazioni pacifiche, nonostante il rischio per la sua vita. «Era naturale essere lì e continuare a riprendere. Mostrare tutto in diretta era importante», ha affermato.
Rispondendo a domande sulle sue interazioni con il marito in carcere, Andreeva ha rivelato la difficoltà di comunicare. «Da quando è stato arrestato non abbiamo più avuto alcun contatto», ha spiegato, aggiungendo che prima poteva ricevere lettere, anche se controllate e censurate.
La giornalista ha anche menzionato che i prigionieri politici in Bielorussia, secondo i difensori dei diritti umani, sono quasi novecento, non solo giornalisti e attivisti, ma anche cittadini comuni condannati per aver espresso le proprie opinioni online. «Ogni giorno in carcere è sofferenza. Quando si parla di anni, è tortura», ha sottolineato.
Andreeva ha descritto i negoziati americani che hanno facilitato la sua liberazione, avvenuti in un contesto in cui il regime arresta continuamente nuovi prigionieri. Ha chiesto ai politici italiani di utilizzare i propri canali per incentivare Lukashenko a fermare la repressione e garantire la liberazione di tutti i prigionieri politici, incluso suo marito.
«Non si tratta di fare amicizia con un dittatore, ma di salvare vite», ha concluso Andreeva, esortando gli interlocutori italiani a non sottovalutare la situazione in Bielorussia.