Cuba: annus horribilis per l’istruzione in un contesto di crisi profonda
Questa settimana ha preso avvio l’anno scolastico a Cuba, ma molte famiglie potrebbero non essere in grado di mandare i propri figli a scuola. Le condizioni di vita sull’isola sono ulteriormente peggiorate quest’anno, a seguito del blocco all’ingresso di petrolio da parte degli Stati Uniti, avviato a gennaio, e di un inasprimento dell’embargo, riporta Attuale.
Trovare libri, quaderni, uniformi e altri prodotti scolastici è diventato un’impresa ardua per quasi tutti i cubani, e anche reperire beni di prima necessità risulta difficile e costoso. Il sistema educativo è in crisi: mancano gli insegnanti e i mezzi di trasporto, e le scuole, come il resto dell’isola, subiscono frequenti interruzioni di corrente elettrica.
Secondo un’indagine dell’Osservatorio cubano per i diritti umani, il 94% della popolazione vive in condizioni di povertà estrema, con il 68% degli intervistati che dichiara un reddito mensile inferiore ai 20mila pesos (circa 25 euro). Questo importo è ben al di sotto delle necessità quotidiane. Il salario minimo è fissato a poco oltre 3.200 pesos, ovvero 4 euro. Otto cubani su 10 riferiscono di aver iniziato a saltare i pasti a causa della mancanza di denaro o dell’assenza di cibo sugli scaffali dei negozi.
In simili condizioni, mandare un figlio a scuola è un’aspirazione difficile da realizzare. Un’uniforme scolastica costa tra i 3mila e i 6mila pesos (tra i 3,70 e i 7,50 euro), mentre un quaderno ha un costo di 70 centesimi e una matita di 15. Il sito CiberCuba Noticias ha calcolato che il costo minimo necessario per fornire il materiale scolastico a un bimbo è di 34.600 pesos, che corrisponde a undici volte il salario minimo. La ministra dell’Istruzione Naima Trujillo ha definito «un atto di eroismo» lo sforzo delle famiglie per garantire l’accesso all’istruzione ai propri figli.
Quelle famiglie che possono contare sul supporto di parenti o amici all’estero cercano di ricevere denaro o prodotti tramite piattaforme di e-commerce, eludendo così le difficoltà legate alla scarsità di carburante. Tuttavia, non tutti hanno accesso a tale aiuto e acquistare online risulta impraticabile per i cubani con stipendi locali.
Anche il mercato nero ha trovato spazio: i beni scolastici importati dall’estero vengono venduti a prezzi inaccessibili, e i libri di testo ristampati non sono nemmeno garantiti dalle scuole. Il ministero dell’Istruzione non è riuscito a garantire materiali sufficienti, compresi i kit di uniformi. La ministra Trujillo ha spiegato che «senza elettricità, nessun laboratorio può funzionare. Senza carburante, non possiamo trasportare i tessuti. Senza denaro e senza possibilità di importare, i tessuti non possono arrivare». Per questo motivo, è stato autorizzato l’uso di abiti comuni per gli studenti.
A ciò si aggiunge una drammatica carenza di insegnanti: molti hanno abbandonato la professione cercando stipendi migliori, o appartengono ai più di due milioni e mezzo di persone che hanno lasciato Cuba negli ultimi cinque anni, equivalenti a un quarto della popolazione, prevalentemente giovani e istruiti. Attualmente, il salario di un insegnante cubano si attesta intorno ai 10 euro al mese. Secondo la ministra Trujillo, mancano 21mila insegnanti, pari al 27% di quelli necessari: di conseguenza, sono stati invitati studenti universitari, professionisti e pensionati a offrire il loro aiuto come volontari nelle scuole.
Da mesi, gli Stati Uniti stanno esercitando forte pressione sul regime cubano per rovesciarlo, impiegando soprattutto strumenti economici come l’embargo e le sanzioni. A maggio, hanno ottenuto dal governo cubano una riforma che in parte apre l’economia al libero mercato, sebbene i tempi di attuazione rimangano incerti.