Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1, è scomparso nella tarda serata di ieri 1 maggio all’età di 59 anni. Con queste parole, l’atleta aveva dato inizio a una nuova fase della sua vita, dopo aver perso le gambe in un grave incidente nel 2001. Nonostante la tragedia, Zanardi non si perse d’animo; dopo un periodo di ritorno alle gare su quattro ruote, scoprì la propria passione per l’handbike, raggiungendo successi straordinari, riporta Attuale.
Il debutto alla maratona di New York nel 2007, dove conquistò il quarto posto, segnò l’inizio di una seconda carriera. Zanardi ottenne titoli e vittorie, culminando con la partecipazione alle Paralimpiadi di Londra nel 2012, dove vinse due ori nella cronometro e nella prova su strada, e un argento nella staffetta mista. Nel 2016, a cinquant’anni, bissò il successo ai Giochi di Rio, aggiudicandosi altre due medaglie d’oro e un argento.
Tuttavia, nel 2020, un altro tragico incidente segnò la sua vita. Mentre partecipava a una staffetta in handbike, organizzata da lui stesso per sostenere la lotta contro il Coronavirus, Zanardi perse il controllo della propria handbike e si scontrò con un camion in prossimità di Pienza. Da quel momento, si è assistito a una lenta e difficile ripresa dell’atleta, circondato dall’affetto dei suoi cari e dei tifosi.
La regola dei “cinque secondi”
Riguardo all’incidente che gli costò l’amputazione delle gambe, Zanardi mostrò a Tagliani, il pilota coinvolto, le sue protesi, scherzando: “Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono più alto”. L’ironia e la determinazione di Zanardi si fondano sulla sua curiosità e sulla voglia di affrontare nuove sfide, trasformando la tragedia in una rinascita.
Alex Zanardi ha scandito la sua vita “cinque secondi alla volta”, come espresse in un cortometraggio del 2016, che raccontava le sue imprese sportive. “Quei cinque secondi in cui chiudi gli occhi e dici “C’è ancora qualcosa che posso dare” sono fondamentali”, spiegava. “In quei cinque secondi, sogni tutto: nel lavoro, negli affetti, nelle relazioni: è l’idea stessa di provare a dare qualcos’altro nel momento in cui credi di aver già dato tutto. Quando poi, arriva una sorpresa, diventa quasi una droga da cui non puoi fare a meno”.
Cinque secondi: a volte il tempo necessario che separa la vita dalla morte e il miracolo dall’ordinario. Zanardi ci ha insegnato che sono sufficienti cinque secondi per reinventarsi, sporcarci le mani, metterci ai blocchi di partenza e tagliare un traguardo. Cinque secondi in cui continuare a sperare e non mollare mai.