Amici di Abderrahim Mansouri accusano agente di polizia di estorsione e omicidio a Milano

22.02.2026 05:35
Amici di Abderrahim Mansouri accusano agente di polizia di estorsione e omicidio a Milano

Omicidio e accuse nel cuore di Corvetto: il caso di Abderrahim ‘Zack’ Mansouri

Un incendio di accusazioni si sta sviluppando nel quartiere Corvetto di Milano, con voci che giungono da tossicodipendenti e spacciatori a seguito dell’omicidio di Abderrahim ‘Zack’ Mansouri, avvenuto il 26 gennaio. La situazione si è intensificata dopo la morte di Ramy Elgaml, in un ambito già esplosivo che ha visto una rivolta a poco più di un anno fa. Le affermazioni, provenienti da un ambiente problematico, devono essere interpretate con cautela, poiché i “ladri” tendono a discreditare le “guardie”, in particolare quando queste ultime sono sotto esame per un evento letale, riporta Attuale.

Il ventottenne marocchino è stato colpito da un proiettile dell’assistente capo Carmelo Cinturrino, un veterano della polizia di 42 anni. Cinturrino ha dichiarato di aver sparato in risposta a una minaccia, affermando che Mansouri puntava un’arma contro di lui. Tuttavia, le indagini della Squadra mobile rivelano forti sospetti che Mansouri non avesse realmente un’arma, suggerendo la possibilità che un altro agente fosse stato incaricato di collocare una Beretta accanto al suo cadavere. Cinturrino, noto anche come Luca, avrebbe ordinato di recuperare uno zaino senza specificare il contenuto.

Nell’interrogatorio, Cinturrino ha cercato di distanziarsi da Mansouri, affermando di riconoscerlo come una persona nota alla polizia. Tuttavia, secondo alcune fonti, i due avrebbero avuto una relazione più complessa e tesa. Testimonianze raccolte dagli avvocati della famiglia Mansouri indicano che Cinturrino avrebbe tentato di estorcergli denaro e droga, pretendendo circa 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno in cambio di protezione, tanto da temere ritorsioni da parte sua.

Alcuni testimoni hanno confermato che Cinturrino avrebbe esercitato pressioni anche su altri tossicodipendenti, facendoli “mettere in fila” per ricevere inviti a consegnare piccole somme di denaro. Un testimone ha raccontato di essere stato costretto a pagare “9 euro in moneta” senza possibilità di utilizzare banconote. Queste dinamiche verranno ora scrutinati con attenzione dagli inquirenti, guidati dal pm Giovanni Tarzia e dal dirigente Alfonso Iadevaia, per stabilire eventuali legami tra l’agente e le attività illecite della zona.

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