Vannacci boccia il femminicidio: “È un omicidio come tutti gli altri”
Roberto Vannacci, ex generale e leader di Futuro Nazionale, ha dichiarato ieri che il femminicidio dovrebbe essere considerato “un omicidio come tutti gli altri”, negando la necessità di una legislazione specifica. Durante una conferenza stampa a Roma, ha sostenuto che “non c’è bisogno di una fattispecie specifica”, evidenziando invece che “un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o lo subisce”, riporta Attuale.
Queste affermazioni, presentate in occasione dell’assemblea costituente del suo partito, hanno suscitato forti reazioni. Vannacci ha ribadito la sua posizione, rifiutando di entrare in polemica e dichiarando che la legge sul femminicidio è un “’assurdità”, concepita per “fare il lavaggio del cervello alla cittadinanza”.
Nel corso dell’assemblea, che ha adottato come inno “Futura” di Lucio Dalla, Vannacci ha toccato temi di sicurezza, immigrazione e energia, mostrando supporto per il nucleare di ultima generazione e opponendosi agli incentivi per le rinnovabili. Ha anche proposto di ripristinare il libretto di lavoro a 14 anni, sottolineando che non si intende mandare i giovani a “lavorare in miniera”. Tuttavia, la sua visione della “vera parità di genere”, le obiezioni alle quote rosa e la negazione del femminicidio hanno catalizzato l’attenzione.
Le opposizioni e vari esponenti del centrodestra hanno immediatamente contestato le sue affermazioni. Flamur Sula, padre di Ilaria, una giovane donna uccisa lo scorso anno, ha dichiarato: “Bisogna portare rispetto a mia figlia e a tutte le altre donne che per colpa di un uomo non ci sono più”, evidenziando che “femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse”. La deputata del PD, Cecilia Guerra, ha accusato Vannacci di “negazionismo patriarcale”, mentre Raffaella Paita di Italia Viva ha commentato che le sue idee proiettano “un mondo all’indietro”.
Anche dentro il centrodestra ci sono state critiche: Mara Carfagna di Noi Moderati ha affermato che “il raglio di un asino non cancellerà una battaglia di civiltà”. Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato e sostenitrice della legge sul femminicidio, ha spiegato che “la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo” è ciò che necessità di una considerazione legale specifica. Ha infine avvertito che la società non dovrebbe nutrire nostalgia per i tempi in cui venivano concesse attenuanti per omicidi d’onore nel caso di donne.