Condanna a otto anni per il conducente di Porsche responsabile della morte di Matilde Baldi

25.07.2026 05:55
Condanna a otto anni per il conducente di Porsche responsabile della morte di Matilde Baldi

Incidente mortale ad Asti: condanna per omicidio stradale dopo la morte di Matilde Baldi

Una sfida mortale fra due Porsche si è tragicamente conclusa nella serata dell’11 dicembre 2025, quando una giovane di vent’anni ha perso la vita in un incidente sull’autostrada A33 Asti-Cuneo. Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste del pubblico ministero, riconoscendo la dinamica come omicidio stradale. La vicenda coinvolge un possibile gioco clandestino tra adulti e ha lasciato sotto shock la madre della vittima, che ha dichiarato: “Otto anni sono troppo pochi per la vita di mia figlia. Matilde non meritava una fine così”, riporta Attuale.

La sera del tragico evento, Matilde Baldi, studentessa di economia, tornava a casa a Montegrosso dopo il lavoro in un centro commerciale. Viaggiava a 70 km/h in compagnia della madre, Elvia Pia, quando una Porsche, a una velocità di 212,39 km/h, ha tamponato la loro auto. Un’altra Porsche non si è fermata all’incidente. La giovane ha subito gravi ferite e, dopo due giorni di agonia, è deceduta all’ospedale di Alessandria. La madre, pur ferita, è riuscita a salvarsi. Ieri si è svolta l’udienza presso il tribunale di Asti, dove il pubblico ministero Sara Paterno ha chiesto dieci anni di reclusione per Franco Vacchina, alla guida della Porsche, e cinque anni per Davide Bertello, l’altro coinvolto, accusato di omissione di soccorso.

Il giudice Matteo Bertelli Motta ha condannato Vacchina a otto anni di reclusione per omicidio stradale, escludendo però l’accusa di gara tra i veicoli. Bertello è stato assolto, confermando la posizione di non partecipazione alla corsa, evidenziando che lo aveva conosciuto solo il giorno dell’incidente. Le indagini hanno rivelato che Vacchina, 64 anni, non solo superava i limiti di velocità ma si trovava in competizione con Bertello. Quest’ultimo, che dopo l’incidente si era allontanato senza chiamare aiuto, si è presentato spontaneamente alla polizia solo giorni dopo l’incidente, mentre manteneva una posizione difensiva.

I documenti presentati in aula hanno incluso messaggi inviati da Vacchina ai suoi amici dopo la morte di Matilde, in cui dichiarava di sentirsi “disintegrato, svuotato, morto dentro”, lamentando un clima di odio nei suoi confronti sui media e social network. Ha optato per il rito abbreviato, mentre i familiari di Matilde e il suo fidanzato si sono costituiti parte civile nel processo.

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