Ritorno di Di Pietro al Csm: le manovre tra alleanze e veti politici
Ieri, a Montecitorio, si è registrato il controverso ritorno di Antonio Di Pietro tra i 148 candidati per uno dei dieci posti laici del Csm. Intervistato dai giornalisti, ha dichiarato: “Ho presentato la candidatura ritenendo di averne i titoli. L’unica che ho avvertito è mia moglie. Il mio nome è a disposizione del Parlamento, senza limiti di parte”, riporta Attuale.
Tuttavia, il suo ottimismo ha subito un brusco arresto con le manovre della maggioranza. L’adesione di Fratelli d’Italia alla sua candidatura rappresenta un cortocircuito inaspettato, considerando il suo passato controverso come ex ministro dei governi Prodi e della sua storica opposizione a Berlusconi. Il suo attivismo recente a favore del “Sì” ai referendum sulla giustizia ha attirato nuovamente l’attenzione, ma è stato presto ridimensionato dalla presenza di figure di spicco nel ristorante della Camera, come Giovanni Donzelli (FdI) e Alessandro Colucci (Noi Moderati).
La possibilità di un’elezione a Palazzo dei Marescialli con il sostegno meloniano ha trovato un immediato ostacolo in Forza Italia. Stefania Craxi ha etichettato Di Pietro come la ‘nemesi storica’, dichiarando: “Forza Italia non lo voterà, è una questione di principio. La storia di chi ha fatto della giustizia uno strumento di lotta politica è incompatibile con le garanzie di autonomia, equilibrio e terzietà”.
Il tentativo di risollevare la pratica del Csm è dunque destinato ad una fumata nera, con i partiti che sembrano orientati verso la scheda bianca. Il quorum richiesto di tre quinti degli aventi diritto (363 voti) appare irraggiungibile senza un accordo bipartisan, la cui possibilità al momento si presenta come un miraggio. Il centrosinistra chiede una rinegoziazione dei pesi laici, proponendo un 6 a 4 per una rappresentanza più equa.
Mentre il blocco parlamentare si intensifica, i partiti continuano a lavorare su possibili candidati. Per il centrosinistra, i nomi in corsa sono Pertici, Rossomando e Grosso, mentre il centrodestra punta su Rastrelli e Campione (FdI), Stefani (Lega) e Zanettin (Forza Italia).
Di Pietro, intanto, resta a guardare, attendendo di capire se il Palazzo riuscirà a superare il veto azzurro o se dovrà prepararsi a candidarsi alle prossime elezioni politiche come candidato civico. Una situazione che potrebbe portarlo a trovarsi, per una beffa del destino, nella stessa coalizione di Stefania Craxi.