Roma, 25 maggio 2026 – Il convoglio di terra della Flotilla in Libia è stato oggetto di un attacco, con il campo sgomberato e attivisti picchiati, con segnalazioni di feriti. Il Land Convoy, fermo in Libia mentre tentava di trasportare aiuti umanitari per Gaza verso il valico di Rafah, è stato oggetto di una denuncia da parte della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, riporta Attuale.
Nel frattempo, prosegue l’inchiesta romana sulle violenze subite dagli attivisti della Flotilla in Israele. Almeno dieci nomi della catena di comando di Tel Aviv, tra cui il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir (bandito dalla Francia), sono stati inseriti in una lista sottoposta all’attenzione dei pubblici ministeri. Al momento si ipotizza il reato di sequestro di persona, ma si stanno valutando anche altri crimini, come tortura, violenza sessuale e rapina.
Libia, attivisti “aggrediti violentemente”
“Il convoglio di terra è attualmente sotto attacco. Veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza dentro auto e autobus”, segnalano gli attivisti italiani. “Uomini e donne vengono aggrediti violentemente e costretti a lasciare il sito”, aggiunge il movimento. Nonostante l’ignoto dietro gli attacchi, si riceve notizia che sarebbero compiuti dalle forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale.
Inchiesta Flotilla, 10 nomi al vaglio dei pm: c’è anche Ben-Gvir
Circa una decina di nomi della catena di comando israeliana sono sotto indagine dai pm di Roma per il caso Flotilla. Tra di essi figura il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, noto per aver deriso gli attivisti mentre erano ammanettati nel porto di Ashdod. I nomi risultano da un dossier presentato agli investigatori dal team legale degli attivisti, basato su documenti della Fondazione Hind Rajab che denuncia presunti crimini di guerra, e che include cariche militari.
Le violenze avvenute in un hangar al porto di Ashdod sono state documentate in un video choc, divulgato sui canali social del ministro e ora all’attenzione dei magistrati. La posizione del ministro è attualmente sotto esame da parte degli inquirenti italiani. I carabinieri del Ros continueranno a interrogare gli attivisti rientrati in Italia e, su delega della Procura, analizzeranno i loro dispositivi mobili. I pm ipotizzano al momento il reato di sequestro di persona e valutano ulteriori reati, tra cui tortura, violenza sessuale e rapina.