Roma, 24 ottobre 2026 – “Ho visto i negozi: ormai invece di ’Compro Oro’ c’è scritto ’Compro Lattuga’. E poi la verdura: pomodori e lattuga a 10 euro al chilo”. Fiorello scherzava l’altro giorno, sì, ma fino a un certo punto. Anche perché è drammaticamente vero che in alcuni storici mercati rionali di Roma (come a Monti in via Baccina o a via Catania) i prezzi al dettaglio di pomodori e lattuga hanno raggiunto o anche superato l’iperbolica cifra di 10 euro al chilo, riporta Attuale.
L’impennata dei prezzi
La tempesta perfetta che sta investendo tutti i prodotti alimentari del nostro Paese è solo all’inizio. Fiorello ha parlato di lattuga, ok, ma non è quello l’alimento che nell’ultimo mese ha visto gli aumenti più consistenti. Lo rivela un’analisi dell’Ufficio studi dell’Unione nazionale dei consumatori. Se è vero che sono i pomodori ad aver registrato la maggiore impennata (+21,1%), nella ‘Top 20’ del salasso mensile ci sono, nell’ordine, zucchine e zucche (+16,7%), cetrioli (+14,8%), mirtilli, lamponi, more e ribes (+13,1%), spinaci (+12,6%), asparagi (+12,5%) e carciofi (+12,15%). Sette prodotti freschi occupano i primi sette posti.
Il peggio deve ancora arrivare
L’insalata di Fiorello? Quindicesima (+6,4%), meno pesante per il portafoglio rispetto a finocchi, cavolfiori, broccoli, pere e melanzane. E, come si diceva prima, il peggio deve ancora arrivare. A spiegarlo è Mauro Antonelli, capo dell’Ufficio studi dell’Unione dei consumatori: “Gli aumenti dei prodotti alimentari non freschi, quelli lavorati, processati industrialmente, non sono stati traslati sul mercato. Gli aumenti del carburante si vedono subito, anche il giorno dopo, mentre i prezzi degli alimenti freschi, come frutta e verdura, impiegano circa una settimana a manifestarsi. E quelli li stiamo vedendo. Ma per tutti gli altri che sono lavorati da aziende energivore, dove anche i costi delle bollette e non solo del trasporto influenzano il costo finale – i surgelati o anche il prosciutto – siamo solo all’inizio. Da tempo diciamo che sarebbe stato un autunno caldo per i prezzi, e vedrà le bollette in inverno…”
Il carrello della spesa: +45% dal 2021
Lo scenario inquieta. Compilando un’analisi dei prezzi attuali di dieci prodotti alimentari (dal latte alla pasta, alle uova) confrontati con il 2021 e il 2016, emerge una realtà allarmante: se questi prodotti dieci anni fa costavano 10,71 euro e cinque anni fa si spendevano 13,34 euro, oggi per acquistarli servono 19,41 euro. In percentuale, il carrello della spesa è aumentato del 45% rispetto al 2021 e addirittura dell’81% rispetto al 2016.
Potere d’acquisto crollato, consumi in calo
Antonelli spiega: “Se non si diminuisce la tassazione sui carburanti, tutto aumenterà a cascata. Il problema è che, dal 1992, non sono mai stati aggiornati stipendi e pensioni a fronte di un aumento vertiginoso dei prezzi. Così è crollato il potere d’acquisto, mentre sono aumentate le spese obbligate. Parliamoci chiaro: il costo della vita è decollato con l’euro. I prezzi sono più che raddoppiati, mentre gli stipendi sono fermi. Questa situazione è la causa della bassa crescita dell’Italia: i consumi rappresentano il 60% del Pil, ma le famiglie non acquistano, i commercianti non vendono e le imprese non producono.” Una statistica preoccupante rivela che si è ridotta la quantità globale di cibo acquistato: si compra meno da mangiare. E non ci salverà neanche l’insalata.