Bertolaso: le leggi sulle case di comunità esistono, serve solo attuarle

18.06.2026 06:15
Bertolaso: le leggi sulle case di comunità esistono, serve solo attuarle

Riforma della Medicina Territoriale: Necessità di Azioni Concrete

Il dibattito sulla riforma della medicina territoriale è al centro dell’attenzione dopo l’intervento di Letizia Moratti, che ha sottolineato la necessità di un cambiamento insieme ai professionisti. Tuttavia, è fondamentale ricordare che molte delle misure proposte sono già previste da normative in vigore da oltre un decennio, riporta Attuale.

Attualmente, le Case di Comunità non sono ancora completamente occupate dai medici, non per mancanza di leggi, ma a causa di un’implementazione lenta delle normative esistenti. La legge Balduzzi del 2012 ha già delineato un modello basato sul lavoro in équipe, l’integrazione tra professionisti e l’assistenza organizzata sul territorio, introducendo anche il “Ruolo unico dell’Assistenza Primaria” per i medici di medicina generale.

Con l’Accordo collettivo del 2024, firmato da tutte le organizzazioni sindacali, il ruolo unico è stato pienamente attuato e dal 1° gennaio 2025 diventerà l’unico incarico disponibile. Inoltre, il progetto di riforma proposto dall’allora ministro Roberto Speranza, che prevedeva il passaggio dei medici di famiglia alla dipendenza del Servizio sanitario nazionale, non è mai stato realizzato a causa della caduta del Governo. Questo dimostra che il dibattito attuale è il risultato di una lunga evoluzione, con soluzioni precedentemente concordate, ma rimaste inattuate.

È essenziale riconoscere che la questione non riguarda solo la natura giuridica del rapporto di lavoro, ma deve focalizzarsi su ciò che è realmente necessario per i cittadini e per il Servizio sanitario nazionale. La presenza di medici nelle Case di Comunità, un’efficace presa in carico dei pazienti cronici, maggiori misure di prevenzione e assistenza domiciliare sono punti critici da affrontare.

Le esperienze passate ci insegnano che gli accordi scritti non sono sufficienti; per esempio, la recente opportunità di svolgere ore aggiuntive retribuite nelle Case di Comunità è stata accettata solo dall’1% dei medici in Lombardia. È fondamentale evitare di mettere in discussione il rapporto di fiducia tra medici e pazienti, ma è anche necessario riconoscere che il sistema sanitario non può continuare a basarsi esclusivamente sulla disponibilità individuale.

È sempre più comune che i cittadini non riescano a contattare il proprio medico di famiglia, costringendoli a rivolgersi al Pronto Soccorso, sovraccaricando queste strutture. In tali situazioni, i pazienti ricevono cure da medici con cui non hanno un precedente rapporto di fiducia, dimostrando la necessità di un’organizzazione capace di garantire risposte tempestive alle esigenze sanitarie.

La sfida è chiara: non chiediamoci solo cosa i medici sono disposti a fare, ma cosa il Servizio sanitario nazionale deve garantire per rendere effettivo il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Le riforme richiedono dialogo, ma soprattutto azioni concrete. Dopo dodici anni di ritardi, è finalmente giunto il momento di trasformare le intenzioni in risultati tangibili.

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