La Repubblica italiana, 80 anni dopo: crisi dei partiti e bisogno di nuovi schemi

18.06.2026 02:35
La Repubblica italiana, 80 anni dopo: crisi dei partiti e bisogno di nuovi schemi

Ottant’anni dalla proclamazione della Repubblica Italiana: sfide e opportunità

Roma, 18 giugno 2026 – Il 18 giugno di ottanta anni fa con la proclamazione definitiva da parte della Cassazione dei risultati del referendum si diradavano le ultime incertezze sulla transizione. Il primo verdetto provvisorio della Cassazione del giorno 10 aveva lasciato incertezze; il Governo aveva comunque proclamato la Repubblica e, dopo alcuni scontri di piazza e non senza qualche dura polemica, il Re era partito per l’esilio, riporta Attuale.

Tuttavia, a testimonianza delle incertezze, la Gazzetta decisiva uscì con la nuova intestazione “Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” solo il 20 con i due verbali della Cassazione e quindi, col decreto presidenziale n. 1 relativo all’assunzione dei poteri di Capo dello Stato provvisorio da parte di De Gasperi e varie altre norme di regolazione della transizione, decreto firmato da De Gasperi stesso e controfirmato da Togliatti come Guardasigilli.

I due leader di partito che avrebbero contribuito a strutturare quella che è stata, almeno fino alla cesura del 1989, “la Repubblica dei partiti”, come la definì Pietro Scoppola, giacché sulla loro forza si strutturò concretamente la Repubblica, dotata consapevolmente e necessariamente di istituzioni deboli per evitare che le distanze tra le forze politiche durante l’epoca della Guerra Fredda producessero polarizzazioni estreme tra chi si fosse trovato al Governo e chi all’opposizione.

L’eredità positiva è indiscussa, anche perché condivisa con le altre democrazie euro-atlantiche nel solco di quell’articolo 11, da leggere tutto intero, che, lungi dal significare un astratto neutralismo, fu quello che consentì l’adesione dell’Italia alla Nato e alle Comunità europee, oltre che all’Onu, legando tra loro le democrazie rispetto ai loro avversari. Lo ricostruisce molto bene Antonio Polito in un recente libro.

Ora, però, i due punti di forza, la Repubblica fondata sui partiti e sul comune spazio democratico euro-atlantico, sono in crisi.

Il primo, la forza dei partiti, ha esaurito da tempo la su spinta propulsiva: era la lezione di Scoppola che, dopo il fallimento della Commissione Bozzi, invitava a una buona manutenzione delle regole per spostare lì la forza del sistema, ferma la spinta volontaristica per riqualificare i partiti.

Per questo, al di là di ogni approfondimento puntuale su questa o quella soluzione, il tema della manutenzione istituzionale meriterebbe uno sforzo condiviso. La sua mancanza non preserva lo status quo. Pensare di possedere regole perfette non le fa funzionare bene. Basti pensare alle derive del bicameralismo, trasformatosi in un surreale monocameralismo alternato, esteso anche alle leggi di bilancio, per cui la seconda Camera di esame procede a una mera ratifica delle scelte della prima. Nonché ai problemi irrisolti che ci trasciniamo dal mancato seguito dell’ordine del giorno Perassi alla Costituente sulla razionalizzazione del parlamentarismo. Inutile per questo, come per altri difetti, limitarsi a una sterile denuncia. Il dentifricio non rientra nel tubetto solo perché la sua uscita non ci piace; l’equilibrio va trovato con regole aggiornate.

Il secondo elemento, la solidarietà euro-atlantica, è svanita. L’Amministrazione Trump la possiamo definire nel migliore dei casi come imprevedibile. L’Unione europea, pur attraendo sempre nuovi candidati, ha regole arcaiche, pensate prima delle ondate recenti di allargamento, che la rendono raramente capace di risposte pronte e comprensibili alle sfide, dal governo dell’economia, alle migrazioni alla difesa.

Così le forze politiche tradizionali, che hanno sorretto le democrazie nazionali e lo sviluppo dell’Unione, perdono consensi perché le loro performance a livello nazionale sono inferiori alle aspettative giacché quel livello di governo è strutturalmente inadeguato. Si intravedono iniziative di paesi volenterosi per realizzare cooperazioni rafforzate, ma ancora non si strutturano in trattati e istituzioni. In istituzioni dei volenterosi che sommate a quelle nazionali rinnovate possono proiettare la Repubblica nel futuro. La Repubblica non è un’isola.

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