Morti e speranze: la vita di Mario Calabresi tra passato e futuro
Roma, 18 giugno 2026 – Mario Calabresi ha vissuto una vita segnata dalla tragedia, avendo perso suo padre quando aveva solo due anni. Questo evento ha profondamente influenzato la sua prospettiva sulla vita. Calabresi si è costruito un percorso autonomo, affrontando anche gli aspetti più bui della sua esistenza. “Mio padre si ‘alzava all’alba’ e ci spostavamo a piedi”, racconta. “O, al massimo, accovacciati ‘a sbafo’ sul paraurti posteriore dei filobus. C’era la guerra.” Una realtà incomprensibile per lui, che da bambino ribadiva: “Adesso la guerra non c’è più. I tempi sono cambiati!”, riporta Attuale.
Oggi, è Calabresi a spegnere la luce lasciata accesa dalle sue figlie, realizzando che tra le generazioni c’è una connessione più forte di quanto non ci fosse tra lui e suo padre, o tra suo padre e il nonno. In un’epoca di cambiamenti continui, c’è chi si offende per essere definito boomer, ma Calabresi ricorda il termine ‘matusa’ con cui la generazione beat etichettava chi invecchiava e perdeva contatto con il progresso. “Chi invecchia acquisisce esperienza, quella stessa esperienza che ti spinge a scendere dal treno del progresso”, riflette.
All’interno di questo contesto di cambiamento, si inserisce la trasformazione delle occupazioni: “I cosiddetti lavori di fatica verranno sempre più soppiantati da quelli d’intelletto”, avverte. È compito dei giovani individuare la direzione giusta e prepararsi ad affrontare un mondo in evoluzione, caratterizzato da intelligenze artificiali, macchine complesse e robot umanoidi. “Quel futuro è loro, e ho grande fiducia che saranno in grado di percorrerlo con ottime capacità”, conclude.
Auguri di buona vita, nostri ragazzi.