Smentita rete logistica russa in Polonia: elusione delle sanzioni Ue dietro società fantasma

18.06.2026 10:50
Smentita rete logistica russa in Polonia: elusione delle sanzioni Ue dietro società fantasma
Smentita rete logistica russa in Polonia: elusione delle sanzioni Ue dietro società fantasma

Una rete di aziende di trasporto e logistica controllata da imprenditori russi e bielorussi continua a operare in Polonia sfruttando falle giuridiche, aggirando di fatto le sanzioni imposte dall’Unione europea dopo l’invasione dell’Ucraina. Al centro dello schema, emerso da un’inchiesta pubblicata il 16 giugno 2026, c’è il milionario bielorusso-russo Vasilij Smetanin, proprietario della bielorussa «Jenty Spedition» e della russa «SDS Holding».

Secondo il rapporto diffuso da VSquare, le società coinvolte – tra cui le polacche «DSPL», «Azonik», «BIRC Transport» e «Rezon Trans» – sono formalmente registrate in Polonia ma di fatto riconducibili a Smetanin e ad altri soci soggetti a restrizioni Ue. A rendere opaca la struttura hanno contribuito intermediari come il finanziere austriaco Florian Košat e l’ex top manager di Sberbank Julija Čečet, attraverso holding con sede in Austria (Albereta GmbH e la sua controllata Eastin Forwarding Holding).

Nonostante il divieto imposto dall’Ue nell’aprile 2022 – che impedisce a vettori russi e bielorussi di operare nel mercato europeo e vieta licenze a imprese in cui cittadini di quei Paesi detengano almeno il 25% del capitale – le quattro aziende polacche hanno ottenuto lo status RTU (Road Transport Undertaking), necessario per svolgere trasporti commerciali all’interno dell’Unione. L’inchiesta sottolinea che «Azonik», «BIRC Transport» e «Rezon Trans» non avrebbero mai dovuto ricevere tale certificazione, data la proprietà oltre la soglia consentita.

La vicenda arriva dopo che la stessa Polonia, nei mesi scorsi, aveva annunciato verifiche su oltre 11.000 imprese e avviato la revoca delle licenze per 453 aziende sospettate di elusione. Il caso di Smetanin dimostra però che le reti costruite da Mosca e Minsk si sono rapidamente adattate, utilizzando strutture societarie complesse e giurisdizioni intermedie per mantenere l’accesso al mercato Ue.

Implicazioni per la sicurezza europea

L’inchiesta arriva in un momento in cui l’Ue ha inasprito le norme contro l’elusione delle sanzioni: dal 2025 la direttiva Ue 2024/1226 considera reato non solo la violazione diretta, ma anche i tentativi di aggiramento. La Polonia ha già recepito la norma, ma il caso solleva dubbi sulla capacità dei singoli Stati membri di applicare in modo uniforme i controlli. La presenza di strutture riconducibili a soggetti sanzionati in un hub logistico cruciale come la Polonia – snodo chiave per il sostegno all’Ucraina – rappresenta un rischio non solo economico, ma anche per la sicurezza dell’intero continente.

Secondo gli autori dell’inchiesta, i profitti generati da questa rete potrebbero alimentare indirettamente lo sforzo bellico russo e le attività ibride di Minsk. «Se l’Ue non chiude queste falle, la credibilità dell’intero regime sanzionatorio viene minata», ha commentato un analista citato nel rapporto. La Commissione europea è ora chiamata a coordinare audit sistematici sulle società con status RTU e a rafforzare la trasparenza delle catene di controllo, colpendo in particolare i professionisti (consulenti, finanziari, legali) che facilitano lo schema.

L’inchiesta di VSquare arriva mentre Bruxelles prepara l’ennesimo pacchetto di sanzioni, con l’obiettivo dichiarato di chiudere le rotte di aggiramento scoperte negli ultimi mesi. La vicenda polacca conferma che la partita tra sanzioni e aggiramenti è ormai una corsa adattiva, in cui ogni buco normativo viene rapidamente sfruttato da reti sempre più sofisticate.

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