Riaprono le crepe nella maggioranza italiana sulla giustizia e la legge elettorale
Le tensioni all’interno della maggioranza di governo tornano a farsi sentire riguardo alla giustizia e alla legge elettorale. Le controversie sulle cosiddette intercettazioni a strascico pongono in contrasto Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre resta sul tavolo anche la questione delle preferenze nella riforma elettorale. Queste due tematiche si intrecceranno nei prossimi giorni al Senato, mettendo a rischio gli equilibri della coalizione, riporta Attuale.
Martedì pomeriggio l’aula inizierà a discutere il decreto giustizia e immigrazione senza il mandato ai relatori. Il provvedimento è attualmente bloccato dagli oltre 500 emendamenti presentati dalle opposizioni e deve essere convertito entro l’11 agosto. Prima di pranzo, le commissioni Affari costituzionali e Giustizia hanno constatato che non c’è più tempo per votare su tutti gli emendamenti, il che comporta che tutte le proposte precedenti, inclusa quella di FdI riguardo all’uso delle conversazioni nei procedimenti, saranno accantonate. Questo emendamento ha accolto le osservazioni del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il quale ha messo in guardia contro la legge sulle intercettazioni, sostenendo che essa esclude la maggior parte dei reati dei “colletti bianchi” dal suo ambito di applicazione.
FdI è deciso a riproporre l’emendamento in aula, con l’ordine di partito che è chiaro: “Andiamo avanti”. Tuttavia, tra i leader del partito c’è la disponibilità a mediare con l’alleato più riluttante. Forza Italia ha ribadito il suo no, attraverso le parole del portavoce Raffaele Nevi: “Non lo votiamo. Abbiamo detto e ripetuto che non possiamo votarlo”. Anche il sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari, ha affermato con fermezza che il testo “andrà modificato” in aula, senza ulteriori dettagli.
Negli ultimi giorni sono state tentate almeno un paio di mediazioni, come il ritiro di alcuni emendamenti per dirottarli su altri provvedimenti, ma queste proposte sono state abbandonate all’ultimo minuto, ritenute troppo rischiose. Un’altra ipotesi di compromesso potrebbe riguardare l’articolo 380 del codice di procedura penale, che definisce i reati per cui scatta l’obbligo di arresto in flagranza e che consentono le intercettazioni a strascico. Si potrebbe considerare l’aggiunta di reati gravi a un elenco già ritenuto esaustivo da alcuni esponenti di Forza Italia.
Nel mentre, Noi moderati e Forza Italia si oppongono fermamente, mentre la Lega rimane defilata. Dall’opposizione si percepisce un clima di battaglia, rilanciando tutti gli emendamenti per una maratona parlamentare che potrebbe durare fino a giovedì, seguita da una rapida corsa verso le commissioni della Camera e il lungo iter del voto di fiducia. Il Partito Democratico sostiene la linea del procuratore Melillo, ma attende di esaminare il testo dell’emendamento, mentre il Movimento 5 Stelle si opporrà se le restrizioni per le intercettazioni rimarranno invariate: “Per noi non sono larghe, e comunque valuteremo”.
Questi temi si sovrappongono con la riforma della legge elettorale. Al Senato, le audizioni inizieranno lunedì in una versione accelerata, grazie alla deroga dello smartworking, per far fronte ai disagi dei treni causati dalla nuova chiusura del nodo di Firenze. La settimana successiva sarà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, con tensioni riguardo alle preferenze, che potrebbero essere proposte dal partito della premier solo in un secondo momento, affidando il compito al relatore Andrea De Priamo di FdI. Le schermaglie interne alla coalizione, tuttavia, non sono un mistero e rimangono sotto traccia.