Crisi energetica, l’opposizione propone debito solo per famiglie e imprese, no a spese militari

29.04.2026 20:15
Crisi energetica, l'opposizione propone debito solo per famiglie e imprese, no a spese militari

Domani il voto sul Documento di finanza pubblica. Pd, M5s e Avs lavorano alla risoluzione unitaria: «Discutiamo una deroga al Patto, ma solo a precise condizioni», riporta Attuale.

Le opposizioni non chiudono la porta allo scostamento di bilancio, ma pongono subito due paletti: «Niente armi e niente manovre elettorali». Alla vigilia dell’approdo in Aula del Documento di finanza pubblica, Pd, Movimento 5 stelle e Avs – come lo scorso anno – sono impegnati a redigere una risoluzione unitaria. Attualmente, il dibattito tra i capigruppo di minoranza si concentra su un punto cruciale: se il governo intende richiedere margini in Europa per affrontare lo shock energetico e sostenere il sistema produttivo, le opposizioni sono pronte a discutere. Tuttavia, se lo scostamento dovesse trasformarsi in un mezzo per finanziare spese militari o per promesse elettorali, la risposta è chiara: no. «Questa sarà la linea espressa nella risoluzione», affermano diversi rappresentanti del centrosinistra.

Le differenze tra Pd, M5s e Avs

I dettagli della proposta sono in fase di definizione, mirati a soddisfare le diverse sensibilità delle opposizioni. Avs è la più cauta: «Se lo scostamento deve servire a una Meloni disperata per ottenere fondi, anche no grazie», spiegano. Più determinato è il Pd: «Stiamo lavorando a un’ipotesi di scostamento che sia finalizzata specificamente ad aiutare famiglie e imprese», affermano fonti interne. D’altro canto, il M5s sottolinea la necessità di difesa: «Non un euro per le armi o non lo voteremo mai», è la posizione chiaramente espressa anche su X da Stefano Patuanelli.

Il confronto si svolgerà domani mattina a Montecitorio e successivamente a Palazzo Madama, dove il Dfp arriverà in Aula per il voto sulle risoluzioni sia della maggioranza che dell’opposizione. Nel frattempo, anche il centrodestra sta cercando di trovare una sintesi tra la linea più aggressiva della Lega – rappresentata da Claudio Borghi, che ha recentemente invocato l’abbandono unilaterale del Patto di stabilità – e l’approccio più cauto degli alleati e del ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti.

Nel corso di un’audizione ieri davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il titolare del Mef ha evocato la possibilità di attivare gli articoli 25 e 26 del nuovo quadro europeo di governance economica: la clausola generale di salvaguardia e quella nazionale, previste per circostanze eccezionali. Non si profila quindi una rottura, ma piuttosto un percorso che rispetti le regole europee. Questo perché Bruxelles ha già ribadito che non è permesso a uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto: le regole fiscali sono parte del diritto dell’Unione e vincolanti per tutti gli Stati membri.

La tensione in audizione

Questa distinzione è fondamentale per il Pd, che ha adottato un «atteggiamento pragmatico e concreto, non ideologico» in merito al dossier. Tuttavia, i dem sottolineano che la precondizione è il rispetto delle istituzioni europee. Di seguito, affermano: «Ci sono disponibilità allo scostamento, ma solo davanti a carte chiare: quali condizioni, quali impegni, quali misure e per quali obiettivi? A meno di 24 ore dal voto, non hanno ancora indicato una misura precisa da finanziare». «Si sono incartati. Hanno attuato politiche di austerità, ma senza risanare i conti. Se ci fossero risorse per aiutare famiglie e imprese saremmo compiaciuti, ma non hanno un’idea chiara».

Per quanto riguarda la difesa, il M5s insiste sulla necessità di includere un chiaro rifiuto allo scostamento per le armi nella risoluzione, una posizione che è stata sostenuta fin dall’inizio dai pentastellati: «Nessuno scostamento per le armi». Anche Avs ribadisce che non si può parlare di difesa, mentre è aperta una discussione su temi come il welfare e il sistema energetico. Nella risoluzione unitaria, si assicura, sarà indicato chiaramente che l’eventuale deroga «non può servire a costruire una manovra elettorale».

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