Garlasco (Pavia), 21 luglio 2025 – Sull’impronta 33, individuata sulla parete delle scale della villetta di Garlasco dove il 13 agosto 2007 è stato rinvenuto il corpo di Chiara Poggi, non possono essere eseguiti accertamenti biologici. Questa è la posizione della Procura di Pavia, che respinge la domanda di incidente probatorio presentata dai legali della famiglia della vittima e ridimensiona le affermazioni di coloro che sostengono che dall’immagine si possa dedurre che l’impronta sia quella di una mano destra insanguinata. Anche la difesa di Alberto Stasi, il fidanzato all’epoca condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio, afferma che l’impronta appare ‘densa’ di materiale biologico, presumibilmente sangue. Tuttavia, la Procura respinge questa teoria.
Nel provvedimento del 2 luglio 2025, visionato dall’Adnkronos, i pubblici ministeri che si occupano del nuovo fascicolo riguardante l’istruttoria che vede indagato Andrea Sempio – in concorso con altri o con Alberto Stasi – rivelano che l‘intonaco grattato in corrispondenza dell’impronta 33 “risulta allo stato interamente utilizzato” e che sarebbe stato verosimilmente compromesso dall’azione inibente della ninidrina, come riferito il 9 giugno 2025 dal tenente colonnello Alberto Marino, del Ris. Nonostante la Procura menzioni la relazione del Ris di Parma del 15 ottobre 2007, non sottolinea che la traccia 33 è stata sottoposta subito dopo l’omicidio all’Obti test, il metodo più efficace per rilevare il sangue umano, che ha dato “esito negativo”. Inoltre, si rileva che la fialetta contenente il ‘grattato’ “non è stata rinvenuta il 17 giugno 2025 nei reperti provenienti dal Ris di Parma”, enfatizzando ulteriormente che, “di conseguenza, non è possibile procedere a accertamenti biologici sul reperto fotografico dell’impronta”, come precisano i pubblici ministeri.
Per la difesa di Stasi e per gli stessi pm, l’impronta palmare destra è attribuibile a Sempio, mentre secondo i consulenti del nuovo indagato e della famiglia della vittima, quell’orma non insanguinata non è solo non databile, ma non è neppure riconducibile ad Andrea Sempio.
Questa situazione complessa solleva interrogativi sulla validità delle prove raccolte e sulla direzione delle indagini, evidenziando la necessità di ulteriori chiarimenti per far luce su uno dei casi di omicidio più controversi della storia recente italiana. La Procura sembra essere in difficoltà nel giustificare l’inesistenza di nuovi elementi probatori che possano ribaltare le conclusioni precedenti e, nel contempo, mantiene una linea cautelativa nei confronti delle interpretazioni forensi che potrebbero influenzare il processo legale in atto.
La questione dell’impronta e la sua attribuzione sono emblematiche del difficile percorso di giustizia che circonda la tragica vicenda di Chiara Poggi, e mentre il pubblico si interroga sui dettagli del caso, i legali delle parti coinvolte continuano a operare per tutelare rispettivamente gli interessi di chi accusa e di chi è chiamato in causa. In un clima di crescente tensione, il dibattito giuridico si fa sempre più acceso e le aspettative di chiarimenti rimangono elevate, riporta Attuale.