Garlasco, 15 ottobre 2026 – La genetista consulente della difesa di Andrea Sempio, accusato dell’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ha presentato una relazione genetica fondamentale per il procedimento. Marina Baldi ha sottolineato le complessità nella comparazione del DNA, evidenziando la presenza di profili misti che necessitano di ulteriori chiarimenti e contestazioni nei confronti delle evidenze presentate dalla Procura, riporta Attuale.
Le divergenze
La difesa di Sempio, rappresentata dall’avvocato Liborio Cataliotti e dalla collega Angela Taccia, ha messo in discussione la prova considerata “formidabile” dall’accusa, che sostiene l’incompatibilità tra il piede dell’indagato e la scarpa lasciata sulla scena del crimine. La Procura, invece, afferma che i due sono compatibili. Otro punto critico riguarda un’impronta palmare, che l’accusa attribuisce a Sempio, mentre la difesa la contesta, sottolineando la mancanza di presenza di sangue nei reperti analizzati.
Oltre a queste osservazioni, la difesa ha voluto chiarire anche la questione del DNA trovato sotto le unghie della vittima, sebbene un perito terzo, la genetista Denise Albani, avesse già esaminato la questione. “Fa parte del normale contraddittorio tra le parti – ha dichiarato Baldi – ed è prassi in questi casi, anche se tutto viene amplificato”. La genetista ha sottolineato che le sue controdeduzioni sono una risposta alle osservazioni fatte dalla Procura.
La tesi
Nel materiale presentato lo scorso 28 settembre, la Procura ha anche effettuato un’ulteriore indagine per identificare ‘Ignoto2’, senza risultati positivi. Baldi ha indicato che “le osservazioni riguardano il fatto della contaminazione”, ponendo domande sulla coerenza dei risultati. “Uno può essere contaminazione e l’altro no?”, ha chiesto, indicando una certa confusione riguardo alla validità delle prove.
La genetista della difesa ha quindi criticato l’affidabilità delle relazioni scientifiche presentate dall’accusa, sostenendo che la prova genetica deve considerarsi “fragile, parziale e non individualizzante”. Baldi ha esplicitamente afirmato: “In assenza di un profilo completo e quantitativamente significativo, il dato genetico deve essere considerato non idoneo a fondare una conclusione accusatoria scientificamente robusta”.