DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Nel corso delle prime 48 ore dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha mostrato segni di incertezza e incapacità di rispondere all’invasione di Hamas, che ha descritto come un’apocalisse imminente per lo Stato di Israele. In una telefonata con il presidente americano Joe Biden, ha ribadito il pericolo rappresentato dall’offensiva. Nelle ore successive, Netanyahu ha avviato una strategia per raccogliere prove, temendo che la più grave falla nella sicurezza e l’eccidio potessero condurre a una commissione d’inchiesta, riporta Attuale.
La raccolta delle prove
Netanyahu ha ordinato ai suoi consiglieri di cominciare immediatamente a raccogliere prove per giustificare le sue azioni e drenare eventuali responsabilità. Negli anni passati, aveva invocato commissioni d’inchiesta per il governo di Ehud Olmert dopo i conflitti con Hezbollah nel 2006, ma da allora si è opposto fermamente a qualunque investigazione, affermando: «Siamo in guerra». Questa guerra permanente è diventata una sua dottrina politica.
Regole precise
Per affrontare il caos iniziale, Netanyahu ha trasferito le riunioni del consiglio di sicurezza nel bunker della Kirya, il quartier generale militare di Tel Aviv, imponendo regole severe. I partecipanti, incluso il capo di stato maggiore Herzi Halevi, sono stati perquisiti all’ingresso, e sono state adottate misure straordinarie di sicurezza per evitare fughe di informazioni.
I trucchi
Netanyahu, noto come “Bibi”, è visto dai suoi sostenitori come un abile negoziatore, capace di mantenere il controllo della situazione politica. Sebbene il suo partito, il Likud, abbia perso alcuni consensi, è comunque rimasto il primo partito nelle elezioni, con i sostenitori che non lo hanno ritenuto responsabile per gli errori strategici che hanno preceduto i massacri compiuti da Hamas. Confida di prevenire la formazione di un governo con partiti arabi, reiterando la narrativa che ha utilizzato durante la campagna elettorale: «O la destra o la Palestina».
Ma dai, non si può credere che una situazione del genere possa succedere in un paese così complesso come Israele. Netanyahu sembra più preoccupato a coprire le spalle che a trovare una vera soluzione. E noi qui in Italia pensiamo ai nostri problemi, ma la situazione in Medio Oriente è sempre più drammatica…