Dimissioni di Manuel Adorni, capo di gabinetto di Javier Milei, per accuse di corruzione

28.06.2026 10:25
Dimissioni di Manuel Adorni, capo di gabinetto di Javier Milei, per accuse di corruzione

Dimissioni di Manuel Adorni: il governo argentino in crisi dopo accuse di corruzione

Manuel Adorni si è dimesso da capo di gabinetto del governo del presidente argentino Javier Milei, in seguito ad alcune accuse di corruzione. Nelle scorse settimane Adorni era finito prima al centro di inchieste giornalistiche e poi anche di indagini della magistratura, che avevano evidenziato come negli ultimi sei mesi avesse tenuto uno stile di vita molto superiore alle sue entrate dichiarate. Il caso era diventato un grosso problema per il governo di Milei, con diverse critiche arrivate anche dai suoi stessi sostenitori, riporta Attuale.

Adorni, ex giornalista e portavoce di Milei, era stato nominato nel suo attuale ruolo nel novembre del 2025. Non godeva di ricchezze significative prima della sua ascesa nel governo e guadagnava l’equivalente di circa 2.200 euro al mese. Tuttavia, da novembre aveva speso circa 700mila euro per l’acquisto di due case e per progettare ristrutturazioni, oltre a viaggi di lusso in Argentina e all’estero, anche a bordo di jet privati. Inizialmente aveva fornito spiegazioni lacunose, evitando di chiarire la provenienza del denaro, definendo la questione come «privata».

La sua posizione era diventata ulteriormente critica quando l’imprenditore edile Matías Tabar aveva testimonato di aver ricevuto da Adorni 245mila dollari in contanti, senza fattura, come pagamento per la ristrutturazione di una villa in campagna, nella provincia di Buenos Aires. A inizio giugno, Adorni aveva rivelato di non aver dichiarato circa 44mila euro di patrimonio derivanti dai suoi investimenti nelle criptovalute. Le polemiche sul suo conto non si erano fermate, accompagnate dai sospetti sulla provenienza illecita dei suoi fondi. Sabato, Adorni ha annunciato le sue dimissioni, continuando a dichiararsi innocente e accusando la stampa di aver orchestrato una campagna denigratoria nei suoi confronti senza prove.

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