Analisi della sinistra tedesca: intervista al politologo Wolfgang Schröder
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – Il professor Wolfgang Schröder, uno dei principali esperti di scienze politiche in Germania, ha commentato la recente crescita della Linke in occasione delle elezioni comunali, suggerendo che la Spd potrebbe continuare a sostenere il leader della CDU, Friedrich Merz. Secondo Schröder, al momento non ci sono alternative valide: «Se la Spd smettesse di farlo, ci sarebbero nuove elezioni, e la Spd perderebbe clamorosamente. Quindi ha interesse a presentarsi come un partner stabile», riporta Attuale.
La crescita della Linke è un fenomeno circoscritto, ha aggiunto Schröder. «In realtà, questa crescita c’è soltanto a Berlino. Negli altri Land orientali, la Linke è perfino arretrata. Si tratta di un fenomeno specificamente berlinese, perché nella capitale esiste una cultura liberale di sinistra e una situazione sociale precaria alla quale la Linke può agganciarsi».
Rispondendo a una domanda sulla possibilità di un avvicinamento tra Linke e Spd, Schröder ha spiegato: «In linea teorica, sì. Tuttavia non è semplice. La Linke si rivolge ai giovani, a una popolazione intellettuale e di sinistra, interessata alla politica dell’identità, che discute di guerra e pace: vuole affrontare le cose in maniera più radicale e ha sviluppato un proprio stile di vita. È una sorta di partito 2.0».
Il contrasto tra Linke e Spd è evidente anche nei loro approcci politici, ha continuato il professore. «La Linke è un fenomeno urbano, quanto l’AfD è un fenomeno rurale. Ciò che finora ha contraddistinto la Spd è il tentativo di creare un equilibrio tra città e campagna».
Sull’esempio di Manuela Schwesig, che ha recuperato consensi sull’AfD in Meclemburgo, Schröder ha affermato: «Ha personalizzato molto. Ha sfruttato il vantaggio della carica di ministra-presidente e ha criticato il governo, e quindi anche il proprio partito. E così appare più autentica».
Interrogato sulla possibilità che Schwesig diventi una leader nazionale della Spd, il politologo ha risposto con cautela: «Sì, potrebbe. È molto presente, molto impegnata e molto chiara nel modo in cui si presenta: qualità necessarie. Se però abbia una sorta di mappa strategica, se sul piano programmatico abbia davvero delle idee, non lo so».
Infine, riguardo all’accusa di antisemitismo e anti-democrazia rivolta alla Linke, ha dichiarato: «No, non si può dire così. Semmai è un fenomeno particolare della Linke a Berlino, dove c’è un gruppo forte, ma piccolo. Naturalmente è una sciocchezza generalizzare».
Schröder ha concluso con una riflessione sulla crisi dei grandi partiti popolari, affermando: «Sì, lo penso. Esiste questa perdita di attrattiva, ma ha a che fare con la nostra società più plurale e frammentata. L’individualizzazione, la digitalizzazione e il cambiamento demografico hanno reso le cose più complesse rispetto a 30 anni fa». Anche per i partiti tradizionali, secondo lui, la risposta all’individualizzazione è stata attraverso soluzioni tecnocratiche, che non sempre attraggono l’elettorato.