Elettori e assenze nelle elezioni legislative russe: la situazione pre-elettorale è preoccupante
Tra il 18 e il 20 settembre si svolgeranno le elezioni legislative in Russia, le prime dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Il clima politico è tale che nei dibattiti televisivi obbligatori non si presenta nessuno, data l’inevitabilità di una vittoria del partito di Putin, Russia Unita, nonostante i sondaggi statali indichino un calo di consensi per il presidente. La situazione è stata riportata Attuale.
Nelle ultime settimane, frammenti di programmi televisivi ritraggono questa assenza, come in un episodio di Rossija 1, dove la conduttrice comunica che i candidati non si sono presentati, chiudendo bruscamente il dibattito.
La maggior parte dei candidati di Russia Unita evita di partecipare ai dibattiti per non rischiare di esporsi a critiche. Le loro carriere, infatti, dipendono dalla fedeltà al partito, non dalla capacità di attrarre consensi attraverso un programma. Gli esponenti selezionati per rappresentare il partito, spesso ex funzionari statali privi di esperienza politica, non possono contare su un programma concreto, limitando ulteriormente il dibattito democratico.
Molti tra di loro hanno già subito ritorsioni per aver osato esprimere opinioni critiche, come evidenziato dal caso di un deputato espulso dopo aver definito le restrizioni sulla vendita di alcol «stupidata». La scelta di ritirarsi dai dibattiti è inoltre influenzata dalla crescente impopolarità della guerra in Ucraina, un argomento troppo delicato per l’attuale regime.
La situazione al fronte rimane stagnante, e l’Ucraina continua a lanciare attacchi con droni nel profondo del territorio russo, colpendo infrastrutture critiche e accentuando le difficoltà economiche nel paese. I candidati, quindi, evitano di affrontare il tema, come osserva Giulia De Florio, docente all’Università di Parma: «Non possono parlare della guerra, ma non hanno tematiche forti da proporre ai cittadini». Il programma elettorale di Russia Unita è stato approvato solo a fine agosto ed è piuttosto generico.
Il regime di Putin non ha bisogno di una mobilitazione di massa per queste elezioni e prevede una bassa affluenza, con obiettivi di partecipazione fissati tra il 45% e il 50%. La cosiddetta “mobilitazione amministrativa”, che assicura il voto dei dipendenti pubblici, è vista come chiave per garantire una vittoria scontata per il partito.
I dibattiti sono programmati in orari inusuali, durante la mattina presto o nei giorni feriali, riducendo la possibilità di partecipazione a un pubblico più ampio. Un sondaggio del centro indipendente Levada indica che il 66% dei russi non era a conoscenza delle imminenti elezioni.
La vera opposizione in Russia è sotto attacco: i suoi leader sono stati perseguitati, mentre i partiti che la rappresentano sono esclusi dalle elezioni. L’unico partito critico, Yabloko, è stato escluso dalle elezioni per ragioni pretestuose. Allo stesso tempo, l’opposizione di facciata è presente, ma non rappresenta una vera alternativa al regime.
In un contesto così complesso, emerge chiaramente che il regime di Putin non cerca di creare un dibattito aperto né di stimolare la partecipazione democratica, ma piuttosto di mantenere il controllo su una situazione politica sempre più tesa e precaria.