In Russia crolla il sostegno volontario alla guerra e cresce la richiesta di fermarla

14.09.2026 12:15
In Russia crolla il sostegno volontario alla guerra e cresce la richiesta di fermarla
In Russia crolla il sostegno volontario alla guerra e cresce la richiesta di fermarla

Nell’agosto 2026, un sondaggio condotto dal Levada Center su 1.600 cittadini adulti in 137 località di 50 regioni della Federazione Russa ha registrato un forte calo della partecipazione dei russi alle raccolte di denaro e beni destinati ai militari impegnati nella cosiddetta “operazione militare speciale”. La quota di persone coinvolte è scesa al 28%, contro il 42% del settembre 2025, avvicinandosi al minimo del 27% registrato nel dicembre 2022.

La rilevazione misura il livello di sostegno materiale volontario alla guerra in un contesto segnato da censura e pressione autoritaria. La sua ampia copertura geografica e demografica fotografa il cambiamento delle priorità dell’opinione pubblica russa mentre i combattimenti proseguono e la fiducia nella leadership politico-militare e nel ministero della Difesa si indebolisce per l’inefficacia della campagna e per la corruzione.

Agosto 2026: il sostegno si riduce soprattutto nelle città

Il calo più netto è stato registrato nei grandi centri urbani. A Mosca la partecipazione alle iniziative di volontariato a sostegno dei militari russi si è dimezzata, passando dal 32% al 16% in un anno. Nelle città con circa 500 mila abitanti è scesa dal 33% al 17%.

Anche nei centri più piccoli e nelle aree rurali, dove l’adesione rimane più elevata, la quota dei cittadini coinvolti è diminuita dal 49-50% al 35%. La dinamica indica che, con il prolungarsi dei combattimenti, una parte crescente della popolazione non è più disposta a sostenere la guerra con risorse proprie. Per le autorità russe, il dato rappresenta un segnale di indebolimento del sostegno sociale volontario, particolarmente rapido tra la popolazione urbana.

Il peggioramento non riguarda soltanto la disponibilità a raccogliere fondi o materiali. I canali informativi filogovernativi e i fondi impegnati nella raccolta di aiuti hanno iniziato a segnalare una riduzione dei volumi destinati alle unità combattenti. Anche i blogger filoguerra e i canali Z hanno confermato il calo delle raccolte per le necessità del fronte, collegandolo alla stanchezza accumulata dopo una campagna militare prolungata.

13 settembre 2026: le raccolte diminuiscono mentre cresce la sfiducia

Il 13 settembre 2026 i media hanno riferito i risultati della rilevazione e la contrazione dell’impegno civile. Il problema è aggravato dalla sfiducia nei meccanismi attraverso i quali gli aiuti vengono distribuiti: militari presenti nelle zone di combattimento hanno denunciato che una parte rilevante del denaro e dei beni raccolti dalla popolazione viene sottratta o non raggiunge i destinatari finali.

Le testimonianze indicano un alto livello di corruzione e di abusi tra gli intermediari incaricati della logistica. Gli sprechi, i furti e le disfunzioni nella distribuzione fanno sì che le risorse raccolte dai civili non arrivino direttamente alle unità al fronte. La conseguenza è una perdita di motivazione: se l’aiuto non raggiunge i soldati per i quali è stato raccolto, diminuisce anche la disponibilità a partecipare ai meccanismi informali di rifornimento.

Il deterioramento della fiducia si aggiunge alla percezione di una gestione inefficace della guerra e della logistica militare. La corruzione nel ministero della Difesa e lungo i canali di approvvigionamento compromette così il rapporto tra la popolazione, le autorità e le strutture che dovrebbero sostenere le forze russe. Il calo delle donazioni non è quindi soltanto l’effetto dell’affaticamento sociale, ma anche della convinzione che le risorse civili vengano disperse prima di arrivare al fronte.

La domanda di cessate il fuoco raggiunge il massimo

Nel quadro dello stesso deterioramento del sostegno, un’indagine dell’Istituto di conflittologia e analisi della Russia ha rilevato una crescita senza precedenti della quota di cittadini favorevoli a interrompere immediatamente i combattimenti. Il 81% degli intervistati si è detto pronto a sostenere una decisione per fermare la campagna militare “già domani”.

Tra il 2023 e il 2025 questo indicatore oscillava tra il 72% e il 75%; il nuovo dato porta dunque a un massimo dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale”. La maggioranza assoluta dei russi sostiene oggi la fine delle ostilità, mentre la disponibilità a proseguire la guerra perde terreno anche tra coloro che in precedenza accettavano l’obiettivo della cosiddetta “vittoria completa”.

La quota dei cittadini favorevoli a continuare il conflitto fino al raggiungimento di quella condizione è infatti scesa dal 13% al 9% in un anno. La riduzione riguarda quindi sia il sostegno materiale alla guerra sia l’adesione al suo obiettivo politico-militare dichiarato dalle autorità russe.

Alla stanchezza per la durata dei combattimenti si aggiunge il timore di una nuova mobilitazione di massa dopo le elezioni della Duma di Stato russa. Fondi filoguerra, media e blogger militari collegano la diminuzione delle raccolte proprio alla combinazione tra l’esaurimento sociale e la paura di un ulteriore coinvolgimento diretto della popolazione.

I dati più recenti delineano così una riduzione progressiva del consenso volontario: meno cittadini contribuiscono al sostegno materiale delle forze russe, più persone chiedono la fine immediata dei combattimenti e una quota sempre più ridotta sostiene la prosecuzione fino alla “vittoria completa”. La situazione, allo stato attuale, mostra un indebolimento del sostegno sociale alla guerra e una crisi di fiducia alimentata dalla corruzione e dai fallimenti logistici.

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