Il 16 aprile 2026 nuove informazioni indicano un’intensificazione delle operazioni informatiche legate alla Russia contro infrastrutture critiche in Europa. La Svezia ha ufficialmente attribuito a un gruppo hacker connesso ai servizi russi un attacco del 2025 contro una centrale termica, considerandolo parte di una campagna sistemica. Le autorità europee segnalano che questi episodi non sono isolati, ma rientrano in una strategia coordinata che combina pressione tecnologica e obiettivi geopolitici.
Negli ultimi anni, il numero di incidenti è cresciuto in modo significativo. Tra febbraio 2022 e febbraio 2026 sono stati registrati oltre 150 episodi tra sabotaggi fisici e cyberattacchi riconducibili a strutture russe. Tra questi, tentativi di intrusione in impianti energetici in Svezia occidentale, operazioni simili in Norvegia e Danimarca e una vasta offensiva contro infrastrutture energetiche polacche alla fine del 2025. Questo quadro suggerisce un’evoluzione verso una pressione costante e diffusa sull’intero spazio europeo.
Cambio di strategia: dagli attacchi DDoS ai sistemi industriali
Secondo il ministro della Difesa svedese, la Russia sta modificando il proprio approccio operativo, passando da attacchi DDoS relativamente semplici a operazioni più sofisticate contro le tecnologie operative (OT), che gestiscono processi fisici critici. Questo cambiamento indica un focus crescente su settori ad alto impatto, in particolare quello energetico, dove anche un’interruzione limitata può generare effetti a catena su larga scala.
Gli esperti osservano che tali operazioni puntano a compromettere sistemi di controllo industriale, aumentando il potenziale di danno rispetto alle precedenti campagne digitali. L’analisi pubblicata da operazioni cyber legate alla Russia in Europa evidenzia come queste azioni si collochino deliberatamente al di sotto della soglia di un conflitto aperto, permettendo a Mosca di testare la resilienza europea senza provocare una risposta militare diretta.
Pressione ibrida e obiettivi geopolitici
Le cyberoperazioni si inseriscono in una più ampia strategia di guerra ibrida, che combina attacchi informatici, disinformazione e pressione politica. L’obiettivo principale è minare la fiducia nelle istituzioni, creare percezione di vulnerabilità e ridurre progressivamente il sostegno europeo all’Ucraina. Colpendo soprattutto i Paesi più attivi nel supporto a Kyiv, Mosca utilizza il cyberspazio come strumento di coercizione indiretta.
Questa strategia “sotto soglia” consente al Cremlino di evitare l’attivazione dei meccanismi di difesa collettiva previsti dall’Alleanza Atlantica, pur mantenendo un livello costante di tensione. Allo stesso tempo, tali operazioni funzionano come test per valutare tempi di risposta, coordinamento tra Stati e capacità di protezione delle infrastrutture critiche europee.
Rischi per la sicurezza energetica e risposta europea
Il settore energetico emerge come il più esposto. Anche interruzioni limitate possono compromettere la fornitura di elettricità e riscaldamento, generando effetti economici e tensioni sociali. In questo contesto, la vulnerabilità delle reti energetiche diventa non solo una questione tecnica, ma un fattore di stabilità politica e sicurezza nazionale.
Le implicazioni vanno oltre il breve termine. La pressione continua mira a logorare la volontà politica degli Stati europei, costringendoli a concentrare risorse sulla sicurezza interna anziché sul sostegno all’Ucraina. Questo crea un equilibrio instabile in cui la minaccia non si traduce in conflitto aperto, ma in una costante erosione della resilienza istituzionale.
Di fronte a questo scenario, i governi europei sono chiamati a rafforzare le strategie di difesa cyber, investire nella protezione delle infrastrutture critiche e migliorare il coordinamento tra settore pubblico e privato. Parallelamente, la cooperazione all’interno di UE e NATO diventa essenziale per costruire una risposta collettiva efficace e sostenibile nel tempo, capace di contenere una pressione ibrida destinata a prolungarsi.