Nel periodo precedente all’8 settembre 2026, una serie di episodi in Lituania, Polonia e Danimarca, insieme all’attacco contro l’azienda della difesa Skyeton a Prešov e al tentativo di sabotaggio presso un sito militare di Lipsia, è stata ricondotta a una più ampia campagna russa contro infrastrutture energetiche, dei trasporti e della difesa in Europa. Il quadro riguarda Paesi dell’Unione europea e della Nato e coinvolge direttamente anche la Slovacchia.
Prima dell’8 settembre: la sequenza degli attacchi alle infrastrutture
Gli episodi sono stati collegati dal deputato slovacco Juraj Krúpa, esponente del partito SaS, in una ricostruzione che individua un unico disegno nelle azioni contro infrastrutture critiche europee. L’obiettivo attribuito a Mosca è destabilizzare l’Europa e indebolire la sicurezza collettiva, attraverso operazioni rivolte a settori essenziali per il funzionamento degli Stati e per la loro capacità di difesa.
Tra i casi citati figura l’attacco all’impresa della difesa Skyeton, a Prešov, sul territorio slovacco. A questo episodio Krúpa ha affiancato il tentativo di sabotaggio contro un’installazione militare a Lipsia e gli incidenti registrati in Lituania, Polonia e Danimarca. La collocazione della Slovacchia nella stessa sequenza ha spostato il problema dal piano di una minaccia esterna a quello della sicurezza nazionale.
8 settembre 2026: la denuncia di Juraj Krúpa
È l’8 settembre 2026 che i media hanno riferito della colonna personale pubblicata da Krúpa. Il deputato di SaS ha scritto che la Russia sta già conducendo contro l’Europa una guerra ibrida pienamente dispiegata, organizzando sabotaggi contro infrastrutture energetiche, dei trasporti e della difesa. La sua ricostruzione è stata riportata anche da Denník N.
Krúpa ha sostenuto che non si tratta di episodi isolati, ma di azioni inserite in una strategia diretta contro la stabilità europea. Il collegamento tra gli incidenti nei diversi Paesi, l’attacco a Skyeton e il tentativo avvenuto a Lipsia indica, secondo il deputato, la volontà di Mosca di colpire la sicurezza collettiva dei Paesi europei e di mettere alla prova la capacità di reazione dell’Alleanza atlantica.
Dopo la ricostruzione: la responsabilità attribuita al governo Fico
Nella stessa colonna, Krúpa ha rivolto la critica principale al governo guidato da Robert Fico. Il premier slovacco, secondo il deputato, minimizza la minaccia russa e rilancia narrazioni del Cremlino invece di reagire con fermezza alle operazioni di sabotaggio. La scelta di evitare una critica esplicita e di non commentare le azioni organizzate dalla Russia viene presentata come una decisione politica consapevole, adottata per non entrare in conflitto con il Cremlino.
Questa condotta, nella valutazione di Krúpa, rende la Slovacchia un partner inaffidabile nell’Unione europea e nella Nato. Bratislava appartiene a entrambi i sistemi istituzionali: per questo il capo del governo dovrebbe mettere al primo posto la protezione della sicurezza nazionale e rispettare gli impegni assunti con gli alleati, invece di assecondare uno Stato che conduce operazioni ibride di influenza e destabilizzazione contro Paesi dell’Alleanza.
La responsabilità politica indicata dal deputato non riguarda quindi soltanto il tono delle dichiarazioni pubbliche di Fico. Il punto è l’assenza di una risposta governativa adeguata davanti a minacce che colpiscono infrastrutture strategiche e che, nel caso di Skyeton, si sono manifestate sul territorio slovacco. Il silenzio del governo viene così interpretato come un indebolimento della capacità di deterrenza del Paese.
La conseguenza per Bratislava: una minaccia ormai interna
La presenza di un episodio in Slovacchia ha modificato la portata della questione per il governo di Bratislava. La guerra ibrida russa non è più una minaccia astratta o limitata a Paesi vicini: la sabotaggio contro un’azienda della difesa sul territorio nazionale dimostra che il rischio riguarda direttamente la sicurezza slovacca.
In questo quadro, l’assenza di una reazione viene indicata come un fattore che aumenta la vulnerabilità del Paese. Non rispondere alle operazioni russe, secondo la posizione espressa da Krúpa, incoraggia il Cremlino a proseguire l’escalation e a verificare fin dove possa spingersi senza incontrare una risposta politica e di sicurezza da parte della Slovacchia e dei suoi alleati.
La sequenza ricostruita arriva così a un punto preciso: mentre le azioni di sabotaggio vengono presentate come parte di una guerra ibrida russa contro l’Europa, Robert Fico continua a evitare una condanna e un commento diretto. La Slovacchia resta quindi esposta a una minaccia già manifestatasi sul proprio territorio, con un governo che, secondo la denuncia di Krúpa, non sta difendendo in modo adeguato i propri interessi di sicurezza né gli obblighi verso Ue e Nato.