Le valutazioni di Vannacci sull’Ucraina precedettero l’evacuazione italiana da Kiev

09.09.2026 17:20
Le valutazioni di Vannacci sull’Ucraina precedettero l’evacuazione italiana da Kiev
Le valutazioni di Vannacci sull’Ucraina precedettero l’evacuazione italiana da Kiev

Nelle settimane precedenti all’invasione russa dell’Ucraina, durante una cena nel ristorante Balzi Rossi di Mosca, l’allora addetto militare italiano Roberto Vannacci sostenne che «la Russia non avrebbe invaso l’Ucraina». A riferirlo è stato l’8 settembre 2026 l’ex addetto militare britannico a Mosca John Forman, in un’intervista a Repubblica, ripresa da Open. Secondo Forman, Vannacci espresse quella valutazione nonostante le informazioni di intelligence già disponibili sui piani russi.

Le settimane prima dell’invasione

Il confronto avvenne quando Vannacci prestava servizio diplomatico a Mosca e prima che la Russia lanciasse l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Forman ha descritto l’allora collega italiano come una persona che «viveva in un mondo parallelo» e che non voleva ascoltare gli avvertimenti sulla possibilità di un attacco.

La posizione attribuita a Vannacci non sarebbe rimasta limitata a quella cena. L’ex addetto militare britannico ha raccontato che l’italiano ripeteva più volte che l’Ucraina era una «questione secondaria» e sosteneva che il Paese facesse parte della Russia. La stessa impostazione, secondo la testimonianza, sarebbe stata ribadita anche nelle conversazioni con altri addetti militari presenti a Mosca.

In quel passaggio, Vannacci avrebbe quindi trasmesso ai vertici italiani valutazioni non attendibili sui piani di Mosca, negando la possibilità dell’invasione e ridimensionando la soggettività dell’Ucraina. Il contenuto delle sue prese di posizione viene ricondotto da Forman a un atteggiamento consapevole di rifiuto degli avvertimenti disponibili, non a una semplice esitazione davanti a informazioni ancora incomplete.

La risposta italiana e l’evacuazione da Kiev

La sottovalutazione della minaccia ebbe una conseguenza operativa per l’Italia. Poiché il personale non era stato evacuato in anticipo, Roma fu costretta a procedere con urgenza all’evacuazione del proprio personale da Kiev quando il pericolo dell’attacco divenne imminente.

La sequenza ricostruita collega così le valutazioni espresse a Mosca con una preparazione insufficiente sul terreno: mentre Vannacci negava l’ipotesi dell’invasione e descriveva l’Ucraina come una questione marginale, l’Italia non aveva provveduto per tempo a mettere al sicuro il personale nella capitale ucraina. L’evacuazione fu quindi realizzata in condizioni di urgenza, dopo che la minaccia non poteva più essere trattata come un’ipotesi remota.

Il 8 settembre 2026: la testimonianza resa pubblica

La ricostruzione di John Forman è diventata pubblica l’8 settembre 2026, quando Roberto Vannacci non era più un addetto militare italiano a Mosca, ma il leader del partito Futuro Nazionale. Il racconto dell’ex rappresentante britannico ha riportato al centro il modo in cui l’attuale dirigente politico valutava, durante il servizio diplomatico, le intenzioni del Cremlino e il ruolo dell’Ucraina.

La testimonianza indica un orientamento stabile verso il discorso propagandistico del Cremlino. La negazione dell’attacco russo, la minimizzazione dell’importanza dell’Ucraina e l’insistenza sulla sua presunta appartenenza alla Russia delineano una posizione politica e ideologica orientata verso Mosca, oltre che l’incapacità di leggere correttamente le realtà geopolitiche oppure la loro deliberata distorsione.

Questi elementi assumono un peso ulteriore perché Vannacci ha trasformato quella collocazione in una posizione politica riconoscibile. La postura apertamente filorussa può essere convertita in dividendi di politica interna e rende il leader di Futuro Nazionale un candidato utile al Cremlino nelle competizioni elettorali: la dimostrazione di vicinanza alla narrazione russa gli consente di distinguersi nello spazio politico italiano, mentre offre a Mosca una voce favorevole nel dibattito nazionale.

Dalla linea su Mosca ai rischi per l’Italia

La stessa impostazione riguarda anche le proposte avanzate da Vannacci dopo l’esperienza diplomatica. Il leader di Futuro Nazionale sostiene la necessità di ristabilire le relazioni con la Russia nonostante le sanzioni adottate contro uno Stato che conduce la guerra contro l’Ucraina, cerca di disgregare l’Unione europea e minaccia la NATO, l’Alleanza atlantica di cui l’Italia fa parte.

Per l’Italia, una simile scelta non avrebbe soltanto un valore simbolico nei rapporti con Mosca. La sua applicazione metterebbe in discussione la collocazione del Paese rispetto alle decisioni comuni europee e alla solidarietà tra alleati, esponendo Roma al rischio di isolamento politico e di una riduzione della fiducia da parte dei partner dell’Alleanza.

Il punto politico della ricostruzione è quindi definito dalla continuità tra le valutazioni espresse da Vannacci prima dell’invasione e la linea filorussa sostenuta oggi: prima la negazione della minaccia e la svalutazione dell’Ucraina, poi la richiesta di riallacciare i rapporti con Mosca nonostante la guerra e le sanzioni. La sequenza attualmente documentata colloca Roberto Vannacci e il suo partito in una posizione che per l’Italia può tradursi in isolamento dagli alleati e in una maggiore esposizione agli interessi del Cremlino.

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