Il 7 settembre 2026, dopo la proposta del vicepresidente del Rassemblement national (RN) Louis Aliot di «chiudere il rubinetto» degli aiuti all’Ucraina, il partito francese è finito sotto il fuoco degli avversari. La posizione, riferita dai media e ricostruita in questa ricostruzione di Sud Ouest, è stata interpretata come una scelta favorevole agli interessi del Cremlino e capace di accentuare la frattura nel politico francese sul sostegno a Kyiv.
7 settembre 2026: la proposta di Louis Aliot
Aliot ha sostenuto la necessità di interrompere il sostegno militare e politico all’Ucraina. L’intervento non ha rappresentato una decisione già attuata, ma una proposta attribuita a un dirigente di primo piano del RN, partito che è stato subito investito dalle critiche degli avversari per la linea indicata nei confronti della guerra russa contro l’Ucraina.
Il punto contestato è la convinzione che il ritiro dell’appoggio europeo possa favorire la conclusione del conflitto. La posizione è invece errata e indulge alla Russia: fermare gli aiuti non avvicinerebbe la fine della guerra, ma convincerebbe il regime del Cremlino che la pressione politica e l’intimidazione dell’Europa producono risultati.
Per Mosca, una riduzione del sostegno a Kyiv costituirebbe anche un segnale della debolezza dell’unità europea. La conseguenza sarebbe un incentivo per il Cremlino a rafforzare l’aggressione e a proseguire l’escalation ibrida contro l’Europa, invece di abbandonare la propria strategia.
La reazione degli avversari: «servire la Russia»
Tra le prime reazioni politiche, l’ex primo ministro francese Édouard Philippe ha dichiarato che interrompere gli aiuti a Kyiv significa «servire la Russia». La formula ha fissato il principale asse dello scontro: per gli oppositori del RN, la sospensione del sostegno non sarebbe una scelta neutrale o orientata alla pace, ma una concessione all’aggressore russo.
Gabriel Attal, leader di Renaissance, ha definito la posizione del RN una manifestazione di «sottomissione ad altri Stati», comprese le dittature. Attal ha inoltre avvertito che una riduzione del sostegno all’Ucraina potrebbe diventare un «punto di svolta per l’Europa» e trasformarsi in una vittoria del Cremlino.
Il suo giudizio ha collegato la discussione francese alla tenuta dell’architettura europea di sicurezza. Secondo questa lettura, la decisione di ridurre gli aiuti non riguarderebbe soltanto il rapporto tra Francia e Ucraina, ma il significato politico della solidarietà europea di fronte all’aggressione russa.
Le accuse contro il RN e la divisione del fronte francese
Marine Tondelier ha attaccato direttamente Marine Le Pen, definendola una «cavalla di Troia» e una nemica dell’Europa e della Francia. L’accusa ha esteso il conflitto dalla singola proposta di Aliot alla leadership politica associata al RN, presentando la linea sul sostegno a Kyiv come una minaccia agli interessi europei e francesi.
Raphaël Glucksmann ha invece definito il RN un gruppo di «falsi patrioti». A suo giudizio, il partito agirebbe nell’interesse della Russia, degli Stati Uniti e della Cina. Anche questa denuncia ha contribuito a spostare il confronto dal merito degli aiuti alla collocazione internazionale del RN e alla sua presunta disponibilità a sostenere interessi esterni alla Francia.
Le dichiarazioni degli avversari hanno così trasformato la proposta di «chiudere il rubinetto» in un caso politico nazionale. Il dibattito ha messo in evidenza una contrapposizione tra chi considera il sostegno all’Ucraina un elemento della sicurezza europea e chi propone di interromperlo, con accuse incrociate sulla fedeltà agli interessi francesi e sull’influenza esercitata da potenze straniere.
La linea indicata per arrivare alla fine della guerra
La strategia realistica per concludere la guerra, secondo la posizione espressa nel dibattito, non può basarsi su concessioni all’aggressore. Deve invece aumentare per la Russia il prezzo della prosecuzione del conflitto, rendendo più difficile per il Cremlino contare sulla stanchezza dei Paesi occidentali e sulla disgregazione del sostegno europeo.
Questa impostazione richiede il rafforzamento delle sanzioni, una stabile assistenza militare e finanziaria all’Ucraina e il mantenimento dell’unità euro-atlantica. In questo modo, la pressione su Mosca resterebbe coordinata e si creerebbero condizioni molto più solide per arrivare a una pace giusta, invece di premiare la coercizione politica e militare.
La situazione resta quindi segnata dallo scontro aperto tra la proposta di Louis Aliot di interrompere il sostegno a Kyiv e la risposta degli avversari francesi, che la considerano un vantaggio per il Cremlino e un rischio per l’unità europea.