La Sicilia affronta l’invasione della formica rossa di fuoco
Siracusa, 7 novembre 2025 – Niente più passeggiate a piedi scalzi in giardino per Giuseppe Battaglia e gli altri cittadini del sud-est della Sicilia. Le lunghe calze e le scarpe da ginnastica sono diventate indispensabili per difendersi da un nemico invisibile, minuscolo e doloroso. Da due anni, il suo giardino è infestato da piccole formiche rosse che lasciano pustole e cicatrici durature, riporta Attuale.
Si tratta della Solenopsis invicta, nota come formica rossa di fuoco, originaria dell’America Latina. Questa specie è riuscita a attraversare oceani e continenti, colonizzando aree negli Stati Uniti, in Cina, in Australia e, ora, per la prima volta, in Europa. I ricercatori dell’Università di Catania hanno confermato nel 2023 la presenza di 88 nidi nella provincia di Siracusa, segno che la specie si era già stabilita da anni, probabilmente dal 2017.
Oggi, la Sicilia è diventata la prima linea di difesa europea contro uno degli insetti più distruttivi del pianeta. A giugno 2025, è stato avviato un programma di eradicazione, guidato dal ministero dell’Ambiente e dalla giunta regionale, in collaborazione con biologi e tecnici locali. L’obiettivo è impedire che la formica raggiunga il continente.
“Si chiama invicta perché sembra imbattibile e incontrollabile”, spiega Lucia Zappalà, professoressa di entomologia a Catania. Il suo nome comune deriva dalla sensazione provocata dalla puntura, “un bruciore che ricorda il fuoco.” Ogni colonia può ospitare fino a 250.000 individui, organizzati in una gerarchia perfetta di operaie sterili e regine alate. Dopo l’accoppiamento, i maschi muoiono e le regine volano via per fondare nuovi nidi, anche a chilometri di distanza. Le colonie possono formare zattere galleggianti in caso di pioggia o inondazione, proteggendo la regina e le larve.
Il pericolo non è solo per la salute umana; le formiche di fuoco attaccano rettili, anfibi, piccoli mammiferi e nidi di uccelli. In Australia, Marni Manning del National Fire Ant Eradication Program segnala che “koala ed echidne sono vulnerabili: abbiamo trovato esemplari morti sopra i nidi”. Anche l’agricoltura soffre, come dimostrano le riduzioni nei raccolti di soia e mung bean in Cina, costringendo molti contadini ad abbandonare i campi. Negli Stati Uniti, i danni economici sono stimati oltre i 6 miliardi di dollari l’anno.
In Sicilia, le conseguenze si vedono già: un vivaio statale nella provincia di Siracusa è stato chiuso e centinaia di giovani alberi destinati al rimboschimento devono essere distrutti per evitare la diffusione. “Può viaggiare su frutti o piante, come passeggera invisibile”, avverte Zappalà.
Il piano di contenimento prevede l’uso di esche a base di gritz di mais, olio di soia e indoxacarb, trasportate dalle operaie alla regina. Tuttavia, anche gli scienziati sono prudenti: “L’eradicazione è una sfida, soprattutto quando la popolazione è estesa”, ammette Zappalà.
Secondo Piero Genovesi, presidente del gruppo sulle specie invasive dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), la Solenopsis invicta è già inserita nella lista europea delle specie aliene prioritarie. “L’inazione da parte di un Paese può compromettere gli altri”, avverte.
L’invincibile formica rossa è solo la punta dell’iceberg: le specie aliene invasive sono responsabili di oltre il 60% delle estinzioni globali. Genovesi ricorda che “sappiamo come ridurre il loro impatto: servono risorse, volontà politica e consapevolezza pubblica.” Una strada che potrebbe dimostrarsi in salita.