Giovane italiana a rischio espulsione dalla Gran Bretagna a causa di un errore burocratico
Una giovane italiana, Silvia, 26 anni, si trova a rischiare l’espulsione dalla Gran Bretagna a causa di un disguido nella gestione dei visti, sottolineando le criticità del nuovo sistema di immigrazione adottato dopo la Brexit, riporta Attuale.
Silvia è arrivata a Bristol nel 2023 per frequentare un master, dopo aver conseguito una laurea con lode allo Iulm di Milano. Dopo la Brexit, per studiare o lavorare nel Regno Unito è necessario un visto, quindi Silvia è partita con un visto studentesco e ha successivamente ottenuto il graduate visa, che consente ai laureati di rimanere due anni per cercare lavoro.
Un anno fa, Silvia è stata assunta da una startup tecnologica a Bristol. All’inizio di quest’anno, scaduto il suo graduate visa, l’azienda ha deciso di sponsorarla per un visto di lavoro. Poiché Silvia era l’Office Manager, aveva il compito di gestire le pratiche amministrative e quindi si è assegnata il certificato di sponsorizzazione a nome dell’azienda.
Inizialmente, la procedura sembrava procedere senza problemi, ma qualche mese dopo, il ministero dell’Interno britannico ha dichiarato la procedura irregolare, revocando a Silvia il certificato. Nonostante i ripetuti tentativi dell’azienda di contattare il ministero, non sono state ricevute risposte utili. La situazione ha coinvolto anche i deputati locali e Silvia e l’azienda sono stati costretti a rivolgersi a uno studio legale, con costi legali e amministrativi che finora ammontano a 5 mila sterline (quasi 6 mila euro).
La situazione è peggiorata ulteriormente: a fine luglio, l’azienda ha subito la revoca della licenza per concedere sponsorizzazioni. Dato che l’80% dei dipendenti è costituito da immigrati, molti si trovano in una situazione simile a quella di Silvia. Attualmente, Silvia è considerata un’immigrata irregolare e dovrebbe lasciare il Regno Unito il prima possibile, sebbene non abbia ancora ricevuto un avviso formale. «Sono sola qui – afferma – sospesa in un limbo burocratico, cercando di combattere questa battaglia in ogni modo possibile e a costi enormi. Non ho commesso alcun crimine. Non ho cercato di aggirare il sistema. Ho pagato ogni tassa, rispettato ogni regola, risposto a ogni richiesta. Eppure il sistema inglese mi sta espellendo».
Questa vicenda non riguarda solo Silvia: il governo di Londra desidera attrarre talenti internazionali, ma finisce per penalizzare le piccole aziende a causa di errori amministrativi, senza possibilità di ricorso. «Questo resta un grandissimo Paese che offre tante possibilità – osserva Silvia – ma poi va in direzione contraria, ostacola invece di agevolare».
Con le attuali difficoltà, molti datori di lavoro si sentono scoraggiati e preferiscono non assumere europei o stranieri in generale, con conseguenze negative per tutti. Silvia è in attesa di un segnale prima di dover preparare le valigie.