Summit d’emergenza nel Golfo: tensioni crescenti tra i Paesi produttori di petrolio
Un nuovo vertice d’emergenza è stato convocato a Riad in seguito a un’escalation di tensioni nel Golfo, mentre i negoziatori attendono un’imminente proposta di pace da Teheran. Il Pakistan, mediando tra Stati Uniti e Iran, sta cercando di ottenere una nuova bozza d’intesa, poiché Washington ha rifiutato un accordo preliminare che differiva le questioni nucleari. Secondo le ultime notizie, Donald Trump ha affermato di aver ricevuto un messaggio dagli iraniani che indicava la crisi economica in corso, «la loro economia è al collasso», riporta Attuale.
La situazione si è ulteriormente aggravata con l’annuncio di un summit d’emergenza, convocato dal principe ereditario Mohammed bin Salman, leader effettivo dell’Arabia Saudita. L’incontro, che si è tenuto a Jeddah, ha visto la partecipazione dei capi dei sei Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC): Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. L’obiettivo principale era quello di «trasmettere un forte senso di unità» e affrontare la crisi dello Stretto di Hormuz, che ha paralizzato le economie regionali, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, bersaglio di molti attacchi iraniani.
Da due mesi, Teheran ha intensificato i bombardamenti contro le infrastrutture delle città e degli oleodotti, causando una crescente instabilità. Le nuove tensioni si sono amplificate ulteriormente quando, prima che i leader arrivassero a Jeddah, è stato annunciato che gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire dall’OPEC, un colpo significativo per l’organizzazione che regola le quote di produzione petrolifera e appone prezzi al mercato globale. Tale decisione ha portato a una sorprendente reazione dei mercati, facendo scendere i prezzi del petrolio.
Questa mossa da parte di Abu Dhabi è vista come anche un segnale di ostilità verso Riad, data la posizione dominante dell’Arabia Saudita all’interno dell’OPEC. Abu Dhabi, abbandonando l’organizzazione, guadagna autonomia nella produzione di petrolio e migliora i suoi legami con gli Stati Uniti, mentre le altre petromonarchie iniziano a mettere in discussione il loro rapporto con Washington.
La decisione degli Emirati di uscire dall’OPEC coincide con il deterioramento delle relazioni tra le monarchie del Golfo, già evidenti nel conflitto in Yemen, dove Sauditi ed Emirati sostengono fazioni opposte. Allo stesso tempo, Oman ha cercato di mantenere una neutralità, accettando il controllo dell’Iran sullo Stretto, mentre gli Emirati spingono affinché gli Stati Uniti tornino a bombardare l’Iran.
Secondo un rapporto di Goldman Sachs, non tutte le petromonarchie sono colpite allo stesso modo dalla chiusura dello Stretto. Mentre gli Emirati, il Kuwait e il Qatar soffrono una diminuzione significativa dei profitti petroliferi, l’Oman ha visto i suoi introiti crescere, complicando ulteriormente la rete di alleanze nella regione. Le conseguenze economiche e geopolitiche di questi eventi si stanno profilando come un test cruciale per le monarchie del Golfo, mentre cercano di navigare un panorama politico sempre più turbolento.