Attacchi aerei segreti degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita contro l’Iran rivelati
Due articoli pubblicati da Wall Street Journal e Reuters riportano che gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita hanno condotto attacchi aerei segreti contro l’Iran durante il conflitto in Medio Oriente. I due paesi del Golfo, pur non avendo mai confermato tali operazioni, difendono il loro diritto all’autodifesa in risposta ai ripetuti attacchi missilistici e con droni da parte del regime iraniano, riporta Attuale.
Questi attacchi sono significativi in quanto indicano un coinvolgimento diretto degli Emirati e dell’Arabia Saudita nel conflitto, con potenziali ripercussioni nel caso in cui il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran venga interrotto, riattivando le operazioni militari.
Il Wall Street Journal riferisce che gli attacchi emiratini sono avvenuti nei primissimi giorni di aprile, culminando l’8 aprile, poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco. Jet da guerra emiratini hanno bombardato una raffineria iraniana sull’isola di Lavan, nel golfo Persico, causando un incendio significativo e gravi danni, con l’impianto reso inattivo per mesi. In risposta, l’Iran ha lanciato missili e droni verso gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait.
Teheran ha accusato più volte gli Emirati di essere parte attiva nel conflitto. Voci su operazioni emiratine circolavano già da metà marzo, quando sono stati avvistati e fotografati jet Mirage e droni Wing Loong, entrambi in dotazione all’esercito emiratino, nei cieli iraniani.
Durante la guerra, gli Emirati Arabi Uniti sono stati il paese maggiormente attaccato dall’Iran, ricevendo oltre 2.800 attacchi tra missili e droni, un numero superiore a quello diretto contro Israele. Questi attacchi hanno inflitto danni fisici e reputazionali duraturi, influenzando il traffico aereo, il settore turistico e il mercato immobiliare emiratino. Uno degli attacchi ha gravemente colpito l’impianto di estrazione di gas naturale di Adnoc Gas, che richiederà due anni per tornare alla piena operatività.
Nel corso del conflitto, gli Emirati Arabi Uniti hanno anche mostrato una posizione apertamente ostile nei confronti dell’Iran, chiudendo scuole e negozi legati a Teheran, rifiutando visti ai cittadini iraniani e sostenendo risoluzioni statunitensi in sede ONU per garantire la navigazione nello stretto di Hormuz.
L’esercito emiratino, dotato di una notevole aviazione, tra cui jet Mirages e F-16, ha immagazzinato droni di sorveglianza ed è diventato un attore significativo nel conflitto. Durante la guerra, secondo l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, l’Emirato ha ricevuto inaspettatamente una batteria del sistema antimissilistico Iron Dome dall’Israele, la prima volta che tale sistema è stato fornito a una nazione diversa dagli Stati Uniti. Huckabee ha descritto i rapporti tra Emirati e Israele come «straordinari» dopo la firma degli Accordi di Abramo nel 2020, rendendoli il primo paese arabo del Golfo a normalizzare le relazioni con Tel Aviv.
Secondo Reuters, l’Arabia Saudita ha condotto attacchi contro l’Iran intorno alla fine di marzo, in risposta ai lanci di droni e missili iraniani. Anche in questo caso, i bombardamenti aerei sono avvenuti approfittando della crescente debolezza della contraerea iraniana, ma Riyad non ha mai ufficialmente riconosciuto queste operazioni, temendo ritorsioni iraniane che potrebbero distruggere infrastrutture critiche nel paese.
Invece, l’Arabia Saudita ha mantenuto contatti diplomatici con Teheran, intensificandoli dopo i suddetti attacchi. Verso la fine di marzo, i due paesi hanno concordato una “de-escalation” per ridurre l’intensità delle operazioni militari. Secondo i dati di Reuters, i lanci di droni e missili iraniani verso il territorio saudita sono scesi da 105 nella settimana del 25-31 marzo a 25 nella settimana seguente. Attualmente, l’Arabia Saudita sostiene una soluzione negoziale al conflitto, partecipando attivamente alle trattative per il cessate il fuoco.