Il Golfo è in guerra segreta contro l’Iran, tra Emirati e Arabia Saudita

12.05.2026 23:15
Il Golfo è in guerra segreta contro l'Iran, tra Emirati e Arabia Saudita

Le tensioni tra Iran e Stati del Golfo: un conflitto in espansione

«Ci avete pugnalato alle spalle», dichiarò la Guida suprema iraniana Ali Khamenei, sei anni fa, quando gli Emirati Arabi Uniti firmarono gli Accordi di Abramo con Israele. Oggi, il portavoce del parlamento degli ayatollah Ebrahim Rezaei afferma: «Ci state pugnalando di nuovo». La recente rivelazione del Wall Street Journal riporta che, all’inizio di aprile, mentre a Islamabad si negoziava una tregua, la guerra si estendeva già agli Emirati Arabi Uniti. Situazione che si complica ulteriormente con l’Arabia Saudita, che, secondo Reuters, avrebbe bombardato segretamente l’Iran più volte alla fine di marzo. Riporta Attuale.

Le tensioni sono aumentate drasticamente, trasformando l’ostilità diplomatica in azioni militari concrete. Il 7 aprile, poche ore prima dell’annuncio di cessate il fuoco da parte di Donald Trump, il presidente emiratino Mohammed bin Zayed aveva dato ordine di lanciare un attacco contro l’Iran, utilizzando i Mirage e i droni cinesi Wing Loong, colpendo gli impianti petroliferi dell’isola di Lazan. Questo segna un cambiamento significativo nella strategia militare della regione, con Abu Dhabi e Riad che sembrano pronti a scendere in guerra. La divisione nel Golfo è ora evidente: sebbene l’amicizia con Israele stia crescendo, resta forte la paura dell’Iran.

Nonostante ciò, gli Emirati stanno affrontando difficoltà nel convincere nazioni come Qatar e Oman a unirsi all’offensiva. Le ragioni dietro queste azioni militari si fanno sempre più chiare: dal 28 febbraio, i pasdaran iraniani hanno lanciato 580 missili balistici e 2.263 droni su Abu Dhabi, causando morti e una significativa riduzione della produzione petrolifera. Questo non ha solo scosso la sicurezza degli Emirati, ma ha anche spaventato gli investitori e i turisti.

In contrasto con la posizione più aggressiva degli Emirati, l’Arabia Saudita sta cercando ancora di mantenere aperti i canali di comunicazione con Teheran. Il suo ambasciatore in Iran non è mai stato richiamato e la navigazione nel Mar Rosso offre a Riyad un certo grado di protezione dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La strategia saudita sembra essere quella di condurre operazioni militari senza rivendicarne apertamente la paternità, per evitare di provocare un conflitto diretto che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la sua economia, in particolare per le sue infrastrutture petrolifere e il pellegrinaggio alla Mecca.

«Fate la guerra, ma evitate di proclamarla», è l’atteggiamento che sembra caratterizzare la risposta dell’Arabia Saudita. L’ex ambasciatore Turki al-Faisal ha avvertito che un conflitto aperto lascerebbe Israele come unico attore predominante nella regione, un rischio che Riad è ben consapevole di voler evitare.

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