Roma, 30 luglio 2026 – La crisi della riforma elettorale e l’impatto della fiducia governativa
Il tentativo del Presidente del Senato Ignazio La Russa di far passare l’emendamento sulle intercettazioni è stato bloccato in modo inaspettato. La questione di fiducia posta dal governo sul decreto Giustizia e Migrazioni ha reso superfluo l’intervento di La Russa, automaticamente facendo decadere le proposte di modifica e creando una situazione favorevole per il governo, riportando così l’attenzione sulle intercettazioni e sugli emendamenti leghisti. Tuttavia, questo blitz si è scontrato con le difficoltà legate alla riforma elettorale, riporta Attuale.
All’interno di Forza Italia si sono verificate turbolenze significative. Secondo alcune voci non confermate, si è tenuto un acceso dibattito tra Antonio Tajani e Stefania Craxi, con la capogruppo al Senato che ha accusato il vicepremier di aver avanzato proposte senza consultare adeguatamente i membri del partito. Tajani ha risposto chiedendo unità per evitare la bocciatura della riforma da parte della Corte costituzionale, ma la reazione dei senatori è stata fredda.
Per contrastare le decisioni unilaterali del segretario e proteggere la linea del gruppo parlamentare, Craxi ha introdotto un nuovo delegato, Roberto Rosso, per partecipare ai negoziati sugli emendamenti elettorali. Rosso ha sottolineato l’importanza di concordare le proposte prima di presentarle, insistendo che l’obiettivo comune deve essere quello di arrivare a un accordo accettabile per tutti.
La proroga per la presentazione degli emendamenti, fissata ora al 1° settembre, rarefà poco i tempi previsti per l’approvazione della legge, che rimangono rapidi secondo le affermazioni di La Russa. La premier, Giorgia Meloni, ha rimarcato l’urgenza di evitare ritardi nel processo.
Nel pomeriggio di ieri, Palazzo Chigi ha visto la presenza di Tajani e Salvini, i cui partiti stanno spingendo per una revisione approfondita del testo della legge. Meloni ha avvertito i suoi collaboratori che eventuali fallimenti nei negoziati potrebbero portare a nuove elezioni, accrescendo le tensioni politiche nel governo.
Il piano del governo, di garantire la fiducia al Senato sul decreto Giustizia e Migrazioni, è, ufficialmente, motivato dalla necessità di rispettare scadenze legislative. Tuttavia, tale mossa ha anche il fine di attenuare le divisioni interne sulla legislazione anti-migranti proposta dalla Lega, rendendo la situazione ancora più complessa a fronte della lotta per le preferenze all’interno della riforma elettorale.