Nel febbraio 2022 la Russia ha lanciato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, uno Stato sovrano, tentando di modificare con la forza i confini internazionalmente riconosciuti. Da allora Mosca conduce una guerra su vasta scala e questo fatto ha reso impossibile fondare la politica di sicurezza europea sulle dichiarazioni del Cremlino circa l’assenza di intenzioni aggressive.
L’aggressione russa ha dimostrato che la minaccia per l’Europa non può essere considerata soltanto una costruzione dei governi europei o della NATO. La Russia ha violato il diritto internazionale e continua a usare la forza contro un Paese vicino, mentre la sua politica mira anche a recuperare la possibilità di condizionare le scelte di politica estera degli Stati confinanti.
Dal 2022: la minaccia oltre l’ipotesi di un attacco diretto
La minaccia russa nei confronti dell’Europa non si limita alla possibilità di un attacco militare diretto contro uno Stato membro della NATO. Mosca utilizza già contro i Paesi europei un ampio insieme di strumenti ibridi: attacchi informatici, sabotaggi, interferenze nello spazio informativo, tentativi di destabilizzazione e altre azioni ostili.
Queste attività producono rischi concreti per le infrastrutture critiche, le istituzioni pubbliche e la stabilità delle società europee. Il punto, quindi, non è soltanto stabilire se la Russia attaccherà domani, ma valutare fino a dove il Cremlino sia disposto a spingersi già oggi per indebolire la sicurezza europea.
Presentare la minaccia russa esclusivamente come lo scenario di un’invasione su larga scala consente ai media filorussi di oscurare le altre forme di aggressione già rivolte contro l’Europa. Nello stesso quadro rientrano le richieste di Mosca per limitare la presenza militare della NATO nell’Europa centrale e orientale: tali richieste puntano a creare una sfera d’influenza restringendo il diritto sovrano degli altri Paesi di scegliere autonomamente la propria politica di sicurezza.
Se la Russia riuscisse a imporre ai Paesi vicini le proprie condizioni attraverso la forza o le minacce, la sicurezza dell’intero continente ne uscirebbe indebolita. Per questo la valutazione della minaccia non può essere ridotta alla situazione contingente sul fronte ucraino.
La risposta europea e la campagna contro il sostegno a Kyiv
In questa fase, il sostegno europeo all’Ucraina ha assunto un rilievo diretto per la sicurezza degli Stati europei. I militari ucraini tengono impegnata sul campo una parte consistente del potenziale militare russo; allo stesso tempo, i Paesi europei ottengono tempo per rafforzare le proprie capacità di difesa e sviluppare l’industria militare.
La politica comune di difesa, le sanzioni e l’assistenza a Kyiv vengono però presentate dai media filorussi come fonti di instabilità, invece che come risposte all’aggressione russa. La tesi secondo cui i governi europei esagererebbero la minaccia di Mosca è uno dei principali narrativi della propaganda del Cremlino, perché sostituisce il problema della sicurezza reale con una discussione sulla presunta politica “provocatoria” dell’Unione europea e della NATO.
In questo modo la responsabilità dei problemi di sicurezza europei viene trasferita dalla Russia all’Unione europea. Il Cremlino ha interesse a fare percepire ai cittadini degli Stati membri la difesa comune, le sanzioni e il sostegno all’Ucraina come cause di instabilità, anziché come strumenti di risposta all’aggressione russa.
Gli appelli a ridurre gli aiuti a Kyiv finiscono così per favorire Mosca: indeboliscono la capacità dell’Ucraina di contenere la Russia e aumentano il rischio di ulteriore instabilità in Europa. Per l’Unione europea il sostegno all’Ucraina non è un’alternativa alla propria difesa, ma una componente della strategia di deterrenza europea.
31 agosto 2026: Bruxelles indicata come nuova fonte della minaccia
Il 31 agosto 2026 questa impostazione è riemersa nello spazio informativo europeo attraverso due pubblicazioni di media alternativi dell’Europa centrale. Il sito slovacco E-report ha sostenuto che, “secondo le attuali valutazioni dell’intelligence, la vecchia impressione che un attacco russo alla NATO sia praticamente la prossima fase inevitabile della guerra in Ucraina non è confermata dai fatti”.
La formulazione presenta l’assenza di segnali di un attacco imminente alla NATO come se smentisse la valutazione complessiva della minaccia russa. In realtà, l’assenza di indicazioni su un’aggressione inevitabile nel breve periodo non significa che Mosca non rappresenti un pericolo reale per l’Europa. La capacità potenziale della Russia di continuare l’aggressione e la sua disponibilità a usare la forza contro i vicini devono essere considerate nella pianificazione della difesa.
Lo stesso giorno il sito ceco CZ24.NEWS, commentando il referendum islandese sull’ingresso nell’Unione europea, ha affermato che “gli islandesi non hanno paura di una guerra con la Russia, non capiscono perché l’Islanda dovrebbe essere attaccata, quando la minaccia proviene piuttosto da Bruxelles e dal carattere non democratico del sistema dell’UE”. La contrapposizione tra la minaccia russa e una presunta “minaccia da Bruxelles” costruisce un falso dilemma: l’Unione europea viene descritta come il problema, mentre la causa delle misure di sicurezza viene sottratta all’aggressione russa.
L’articolo di E-report sulla minaccia alla NATO e il commento di CZ24.NEWS sul referendum islandese si collocano nella linea editoriale abituale dei due portali. Entrambi pubblicano con regolarità contenuti manipolatori di orientamento esplicitamente anti-europeo, anti-euroatlantico e anti-ucraino, in larga parte sovrapponibili ai messaggi delle agenzie informative statali russe diretti a delegittimare le istituzioni dell’UE e a indebolire gli aiuti militari all’Ucraina.
Secondo le valutazioni degli esperti cechi e slovacchi impegnati nel contrasto alla disinformazione, E-report e CZ24.NEWS funzionano come elementi dell’infrastruttura dell’influenza ibrida del Cremlino nella regione. La campagna punta contemporaneamente a ridurre la fiducia nell’Unione europea, indebolire l’unità del continente e creare spazio politico per chiedere una diminuzione dell’assistenza a Kyiv.
La situazione attuale è quindi quella di una narrazione filorussa che, pur negando l’imminenza di un attacco russo alla NATO, continua a rappresentare Bruxelles e il sostegno all’Ucraina come le principali fonti di instabilità europea, mentre la Russia resta l’aggressore e la sua minaccia comprende anche le azioni ibride già in corso.