Il blocco delle importazioni di carne dal Brasile impatta gravemente sulla bresaola della Valtellina

05.09.2026 15:15
Il blocco delle importazioni di carne dal Brasile impatta gravemente sulla bresaola della Valtellina

Divieto UE sulle importazioni di carne dal Brasile mette a rischio la bresaola della Valtellina

Da giovedì 3 settembre, l’Unione Europea ha sospeso le importazioni di carne dal Brasile a causa della mancanza di garanzie da parte del governo brasiliano sull’utilizzo di prodotti antimicrobici negli allevamenti. Questo divieto ha ripercussioni dirette su un prodotto emblematico italiano, la bresaola della Valtellina, la cui materia prima è in gran parte costituita da carne bovina importata proprio dal Brasile, riporta Attuale.

Gli antimicrobici, farmaci utilizzati per combattere batteri e funghi, sono vietati in Europa per accelerare la crescita degli animali, a causa del rischio di resistenza dei batteri ai medicinali. A partire dal 3 settembre, è entrata in vigore una lista di paesi conformi a queste normative, e il Brasile, non essendo incluso, non può esportare carne di manzo e pollo, carni equine, uova e miele verso i paesi europei.

La bresaola, salume ottenuto da carne di manzo salata e stagionata, è particolarmente vulnerabile a questo divieto. Pur essendo un prodotto IGP, la cui lavorazione deve avvenire in provincia di Sondrio, il disciplinare non richiede che la carne sia di origine italiana. Mario Moro, presidente del consorzio di tutela, ha dichiarato: «La nostra bresaola è prodotta per l’82% con carne sudamericana, di cui il 60% proviene dal Brasile. Questo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima a noi necessaria». Il consorzio rappresenta 13 aziende con circa 1.500 dipendenti, che nel 2025 hanno prodotto 11.900 tonnellate di bresaola, generando un valore al consumo di circa 502 milioni di euro.

Nel 2025, i paesi europei hanno importato dal Brasile circa 83.300 tonnellate di carne bovina fresca o congelata, un numero che supera le 300.000 tonnellate includendo il pollame.

Dalla comunicazione del divieto a giugno scorso, i costi della carne necessaria per produrre la bresaola sono aumentati del 15%. Le aziende hanno tentato di accumulare scorte, ma secondo Moro, esse basteranno solo per due o tre mesi. La situazione si complica ulteriormente: sebbene gli allevatori argentini, paraguaiani e uruguaiani siano in regola con le normative europee, le quantità che possono fornire sono limitate.

Moro ha aggiunto che il Brasile non si è ancora conformato alle norme UE, poiché manca di un sistema di tracciamento degli animali che garantisca la loro identificazione e monitoraggio lungo il loro ciclo di vita. La revoca del blocco sarà possibile solo quando il Brasile dimostrerà di avere implementato controlli sufficienti per tutta la durata di vita degli animali; una garanzia più semplice per pollame e miele, ma complessa per i bovini, la cui vita è significativamente più lunga.

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