Le Primarie di Coalizione nel PD: Un Passo Importante per Elly Schlein
Roma, 29 agosto 2026 – Nei diciannove anni di vita del Partito Democratico, le primarie di coalizione per la scelta del candidato premier si sono svolte soltanto il 25 novembre/ 2 dicembre 2012. Il campo largo si chiamava “Italia. Bene comune“ e Pier Luigi Bersani vinse al ballottaggio con il 61 per cento dei voti contro il 39 di Matteo Renzi. L’anno successivo ci fu la “non vittoria” di Bersani alle elezioni e la nascita del governo Letta di unità nazionale. Due anni prima che nascesse il Pd, nel 2005, ci furono le primarie dell’Unione con un plebiscito a favore di Romano Prodi. Dal 1994 ad oggi, il centrosinistra ha vinto le elezioni soltanto due volte proprio con Prodi, anche se ha governato più a lungo del centrodestra, che ha vinto quattro volte, riporta Attuale.
Nello statuto del PD, le primarie di coalizione non sono previste. È specificato che il segretario in carica è automaticamente candidato premier. Sta a lui (o a lei) decidere se aprire la candidatura a Palazzo Chigi e con quali modalità. Elly Schlein ha deciso di concorrere a primarie di coalizione, sia per generosità sia per rispettare la condizione posta da Giuseppe Conte per mantenere in piedi l’alleanza. Tuttavia, è comprensibile il suo turbamento di fronte a un partito e a una coalizione che si dividono con personalità illustri che le fanno capire di non considerarla la persona più adatta per affrontare Giorgia Meloni.
La maggioranza Schlein ha sollevato dubbi sulle capacità di leadership, suggerendo che Conte sarebbe più competitivo, e ha proposto candidature che vanno da un diciottenne a un vecchio partigiano, fino a sindaci e presidenti di Regione, come Gaetano Manfredi a Napoli e Antonio Decaro in Puglia, in cerca di una figura potenzialmente migliore.
Il minimo che Schlein possa chiedere è stabilire lei le regole del gioco: se accetta il rischioso voto online aperto a tutti, le si conceda almeno il ballottaggio. Alcuni critici sottolineano a giusta ragione la necessità di una pronta sottoscrizione di un patto sul programma che preceda le primarie. L’8 settembre, Schlein e Conte parteciperanno insieme alla festa romana di Bonelli e Fratoianni, mentre l’assenza di Renzi risalta la compattezza dell’alleanza larga. Oltre a lamentare le mancanze del governo Meloni, sarebbe utile chiarire quali politiche intenderebbero adottare una volta al governo, in particolare in materia di politica estera, gestione dell’immigrazione, fisco e sanità.