Rüdiger Imgart continua a essere giudice della Corte costituzionale bavarese, nonostante nel 2016 una sezione locale dell’AfD avesse chiesto la sua espulsione dal partito. Nei documenti interni citati da un’inchiesta del Bayerischer Rundfunk compaiono accuse di dichiarazioni razziste, atteggiamenti denigratori verso alcuni gruppi della popolazione e possibili rapporti con il partito neonazista NPD.
Le accuse non dimostrano da sole che Imgart abbia pronunciato quelle frasi o collaborato con la NPD. Il procedimento interno si concluse con l’annullamento delle sanzioni da parte dell’organo arbitrale federale dell’AfD, che richiamò irregolarità procedurali. In seguito, il gruppo parlamentare del partito sostenne la sua candidatura alla Corte costituzionale bavarese, dove Imgart è in carica dal 2018.
Un ostacolo rimosso dentro il partito
La sequenza degli eventi è il cuore della controversia. Le contestazioni che avevano portato a chiedere l’espulsione di Imgart non gli impedirono di proseguire la carriera politica e, successivamente, di arrivare a un’istituzione incaricata di interpretare la Costituzione e di contribuire alla tutela dell’ordinamento democratico.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 2 novembre 2026, l’iniziativa contro di lui era nata all’interno dell’organizzazione locale dell’AfD. Tra gli elementi contestati figuravano presunte espressioni razziste, il trattamento sprezzante di determinati gruppi sociali e una possibile collaborazione con la NPD. L’organo arbitrale federale non confermò però le sanzioni, citando vizi nella procedura.
Quella decisione non equivale a una verifica positiva delle accuse, ma eliminò il principale ostacolo interno alla permanenza di Imgart nel partito. La successiva candidatura alla Corte costituzionale mostra come la vicenda non abbia prodotto una conseguenza politica duratura per l’AfD.
La manifestazione di Berlino del 2020
L’inchiesta ha riportato alla luce anche la presenza di Imgart a una manifestazione organizzata a Berlino nel 2020. Durante quella protesta alcuni partecipanti tentarono di entrare con la forza nel Bundestag. La partecipazione all’evento, da sola, non prova che Imgart abbia preso parte al tentativo di irruzione né che condividesse gli obiettivi di tutti i manifestanti. Il politico respinge l’accusa più generale di avere posizioni estremiste.
L’episodio, tuttavia, si aggiunge agli elementi che hanno riaperto il dibattito sulla sua traiettoria politica. Per una corte costituzionale, la questione non riguarda soltanto l’esistenza di una condanna o di una violazione accertata. Conta anche la fiducia dei cittadini nell’indipendenza e nell’imparzialità dei giudici, soprattutto quando il tribunale deve pronunciarsi su partiti, movimenti estremisti o sui limiti dell’attività politica.
Il problema dei criteri di selezione
Gli esperti citati nella ricostruzione hanno collegato il caso al processo di radicalizzazione dell’AfD e hanno sollevato interrogativi sui criteri utilizzati dal partito per scegliere i propri rappresentanti negli organi pubblici legati alla difesa dell’ordine costituzionale.
L’appartenenza a un partito politico non costituisce automaticamente una prova di parzialità, così come una precedente attività politica non esclude di per sé la possibilità di ricoprire un incarico giudiziario. Il punto controverso è un altro: quali garanzie devono essere richieste quando sul candidato esistono contestazioni interne riguardanti dichiarazioni razziste, rapporti con ambienti neonazisti o vicinanza a iniziative considerate radicali?
Nel caso di Imgart, le accuse restano contestate e il suo nome continua a essere associato a una decisione dell’AfD che ha privilegiato la prosecuzione della sua carriera rispetto alle obiezioni sollevate dalla struttura locale. Per la corte bavarese, la conseguenza più concreta non è una sentenza già pronunciata sul suo operato, ma la necessità di preservare la credibilità di un’istituzione la cui autorità dipende anche dalla distanza percepita dai conflitti di parte.
La vicenda lascia così aperta una domanda che supera il singolo giudice: i meccanismi politici e istituzionali di selezione e controllo sono sufficienti a garantire la fiducia nella giustizia costituzionale quando il passato di un suo componente rimane controverso?
Leggi l’inchiesta del Bayerischer Rundfunk pubblicata da Tagesschau.