Riunione dei capi di governo del Commonwealth: richieste di scuse per il passato colonialismo
In questi giorni si svolge la riunione dei capi di governo del Commonwealth delle nazioni, un’associazione internazionale di 56 paesi, prevalentemente ex colonie britanniche. Durante questo incontro, le ex colonie ribadiscono con sempre maggiore insistenza le richieste di scuse e risarcimenti per i secoli di schiavismo perpetrato dal Regno Unito. Ci sono buone possibilità che stavolta si muova qualcosa, quantomeno sulle scuse, riporta Attuale.
Il capo del Commonwealth è re Carlo III, il quale potrebbe essere l’ultimo sovrano britannico a rivestire questa carica, non essendo ereditata ma tradizionalmente associata alla corona dal 1949. La questione dei risarcimenti ha pesato sulla recente visita di Carlo nei Caraibi, che ha preceduto la riunione. Seppur non siano emerse contestazioni come nel disastroso viaggio di William e Kate nel 2022, il tema ha dominato gli incontri del re e della regina Camilla.
La monarchia britannica si trova in una posizione complicata, dato che solo 14 paesi del Commonwealth, escluso il Regno Unito, riconoscono Carlo come capo di stato cerimoniale. I crimini legati alla tratta degli schiavi, che ha visto coinvolti 3,2 milioni di individui dall’Africa alle Americhe tra il Sedicesimo e il Diciannovesimo secolo, sono stati commessi sotto il potere politico della monarchia. Oggi, con l’istituzione che è subordinata al governo, il re non può prendere l’iniziativa senza la consultazione con il primo ministro britannico.
Ciò ha creato delle incoerenze, come nel caso della Chiesa anglicana, di cui Carlo è capo spirituale e che ha più volte espresso le proprie scuse per il ruolo nello schiavismo. A differenza del governo britannico, che non ha mai formalmente chiesto scusa, pur avvicinandosi a questo passo in varie occasioni durante gli anni. Tra il 2006 e il 2007, l’allora primo ministro Tony Blair espresse «rammarico» per la tratta di schiavi, definendola «vergognosa», ma non ammise le responsabilità dello stato britannico.
Governanti successivi, specialmente quelli del Partito Conservatore, hanno mostrato sensibilità diverse verso l’argomento. La destra britannica tende a enfatizzare il orgoglio per l’abolizione della schiavitù del 1833, attribuendo un ruolo liberatorio all’Impero. Tuttavia, la vera preoccupazione dei governi è evitare questa responsabilità formale, per non rischiare di dover riconoscere risarcimenti miliardari.
Durante la visita di Carlo, il nuovo primo ministro laburista Andy Burnham ha adottato una posizione nuova. Venerdì, è intervenuto sul Guardian, sottolineando l’importanza del tema. Ha espresso scuse personali, indicate come un possibile preludio a quelle ufficiali. Burnham ha affermato di essere «pentito per il dolore e la sofferenza di milioni di persone» e si è dichiarato «aperto» a scuse formali, richieste da molte ex colonie.
«Nascondendo la testa sotto la sabbia, abbiamo danneggiato la capacità del Commonwealth di funzionare», ha dichiarato Burnham, evidenziando che non ritiene che le persone britanniche di oggi debbano essere ritenute responsabili delle ingiustizie storiche. Tuttavia, questa posizione implica che i risarcimenti potrebbero non essere trattati immediatamente.
Il governo britannico teme che le scuse ufficiali possano tradursi in imponenti richieste di risarcimenti, in un periodo in cui il paese sta cercando di gestire complicate questioni di bilancio. Tuttavia, la prima ministra di Barbados, Mia Mottley, ha recentemente promosso un aggiornamento della richiesta di risarcimenti elaborata dalla Comunità Caraibica nel 2013, proponendo soluzioni alternative come cancellazione di debiti e investimenti in programmi sociali.
A marzo, il Ghana ha presentato una risoluzione all’ONU a favore di scuse e risarcimenti per lo schiavismo, mentre Regno Unito e paesi europei si sono astenuti dalla votazione. Questo scenario complesso continua a alimentare il dibattito sulle giuste compensazioni per decenni di sfruttamento coloniale.