Il controllo iraniano sullo stretto di Hormuz si sta indebolendo

09.10.2026 09:45
Il controllo iraniano sullo stretto di Hormuz si sta indebolendo

Il controllo dell’Iran sullo stretto di Hormuz si indebolisce, nuove rotte per il petrolio emergono

Il controllo dell’Iran sullo stretto di Hormuz, un’arma strategica nella guerra in Medio Oriente, sta perdendo efficacia. Per mesi, il regime iraniano ha esercitato un controllo rigido su questo passaggio marittimo cruciale per il commercio di petrolio e gas naturale, contribuendo a una crisi energetica globale che ha messo sotto pressione gli Stati Uniti, capaci di mantenere la loro potenza militare, ma incapaci di rovesciare il regime. Tuttavia, attualmente il mercato del petrolio è alla ricerca di nuove vie, mentre l’isolamento dell’Iran, dovuto al blocco navale statunitense, sta danneggiando gravemente la sua economia, con inflazione crescente e difficoltà per la popolazione nel reperire beni essenziali, riporta Attuale.

La situazione si è inclinata: i danni economici subiti dall’Iran sembrano ora superare quelli inflitti, sebbene ciò ricada principalmente sulla popolazione. Il regime continua a dichiarare di avere il controllo su Hormuz, ma le informazioni provenienti dal Golfo Persico raccontano una storia differente. Secondo i dati della società Kpler, tra il 1° e il 28 settembre, sono stati esportati dai paesi arabi del Golfo almeno 16,5 milioni di barili di petrolio al giorno, allineati ai livelli pre-guerra, ad eccezione delle esportazioni iraniane, bloccate dalla marina statunitense, presente in acque limitrofe allo stretto.

Circa il 60% del petrolio esportato dal Golfo passa per lo stretto di Hormuz. Nonostante il regime continui a colpire le navi che transitano senza autorizzazione, molte riescono a evitare tali attacchi, navigando con i sistemi di tracciamento spenti e rimanendo prossime alla costa dell’Oman, che è stata in gran parte ripulita dalle mine grazie a operazioni statunitensi. Questo passaggio è facilitato anche dalla scorta militare degli Stati Uniti, la quale ha dimostrato efficacia, consentendo a un numero crescente di petroliere di transitare senza subire danni.

Un altro fattore che limita l’efficacia del blocco iraniano è il trovare percorsi alternativi per il trasporto del petrolio. Prima della guerra, circa l’80% del petrolio prodotto dai paesi del Golfo transitava per Hormuz, ora questa cifra è scesa al 60%. Il restante 40% viene trasferito via terra, con una parte significante che viene caricata nel porto emiratino di Fujairah, unico terminal che affaccia direttamente sul Golfo dell’Oman, consentendo di evitare il blocco iraniano.

Un altro 20% del petrolio percorre un oleodotto che attraversa l’Arabia Saudita, collegando il Golfo Persico al porto di Yanbu, affacciato sul Mar Rosso, da dove il petrolio può essere trasportato verso il Canale di Suez o verso il Mar Rosso. Sebbene questi percorsi non siano esenti da rischi, il prezzo del petrolio rimane superiore ai livelli precedenti la guerra.

La situazione nel Golfo di Aden aggiunge ulteriori complicazioni. Il Passaggio di Bab el Mandeb è sotto crescente minaccia a causa degli attacchi degli Houthi, sostenuti dall’Iran, che hanno aumentato le aggressioni contro le infrastrutture saudite. Negli ultimi mesi, questi attacchi hanno compromesso la capacità di trasporto di petrolio, con il governo yemenita che ha avviato offensive per riprendere il controllo della regione.

Le difficili condizioni economiche stanno provocando una crescente insoddisfazione all’interno della popolazione iraniana, che ha vissuto proteste significative all’inizio dell’anno. Mentre il regime mostra segni di vulnerabilità, non è ancora chiaro se i negoziati possano riprendere o se Trump, dopo le elezioni di metà mandato, intensificherà le operazioni militari. Recentemente, l’Iran ha proposto un piano di sette giorni per riaprire lo stretto di Hormuz e per riprendere il dialogo sul nucleare, una proposta che Trump ha respinto, mentre invia ulteriori navi da guerra nella regione.

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