Il crollo delle case private trascina in crisi l’edilizia russa

25.09.2026 18:11
Il crollo delle case private trascina in crisi l’edilizia russa
Il crollo delle case private trascina in crisi l’edilizia russa

Nel 2025 il governo russo ha registrato la costruzione di 108,1 milioni di metri quadrati di abitazioni, appena lo 0,3% in più rispetto all’anno precedente. Il dato, riconosciuto dal vicepremier Marat Khusnullin, arrivava dopo una lunga fase in cui l’edilizia residenziale era stata utilizzata dalle autorità per sostenere le statistiche sulla tenuta dell’economia, ma già allora indicava un rallentamento destinato ad aggravarsi nel 2026.

Nel 2025 la crescita dell’edilizia si ferma allo 0,3%

Il risultato del 2025 è rimasto quindi molto distante dagli obiettivi di espansione che il governo russo aveva associato al settore. La costruzione di nuove abitazioni aveva continuato a beneficiare di agevolazioni, sostegno pubblico e pressioni amministrative, ma la crescita complessiva si era ridotta a una variazione simbolica.

In quella fase il segmento delle abitazioni individuali veniva presentato come il principale motore dell’intero comparto. Le case costruite dai privati contribuivano infatti a mantenere elevato il dato complessivo degli alloggi completati e permettevano al governo di esibire risultati più favorevoli di quelli prodotti dal solo mercato immobiliare urbano.

All’inizio del 2026 il credito diventa il principale ostacolo

Nel corso del 2026, però, l’equilibrio del settore si è deteriorato. Khusnullin ha indicato nell’elevato tasso di riferimento della Banca centrale russa e nella crescente difficoltà di accesso ai mutui i fattori che hanno colpito con maggiore forza l’edilizia residenziale, in particolare quella individuale.

Il problema ha riguardato direttamente la possibilità per le famiglie di acquistare o costruire una casa. Con il credito diventato più costoso e meno accessibile, il sostegno pubblico non è più riuscito a compensare la riduzione della domanda e il peggioramento delle condizioni economiche. Per una parte consistente della popolazione, l’abitazione di proprietà si è trasformata in un bene difficilmente raggiungibile: i prezzi elevati si sono combinati con l’assenza di strumenti di finanziamento a basso costo.

Il contrasto tra gli obiettivi annunciati e le condizioni concrete del mercato ha messo in evidenza anche la tensione interna alla politica economica russa. La militarizzazione dell’economia e il massiccio finanziamento dell’industria bellica hanno alimentato le pressioni inflazionistiche, mentre la risposta della Banca centrale, attraverso un tasso di riferimento elevato, ha finito per colpire i settori civili dipendenti dai mutui e dagli investimenti immobiliari.

Gennaio-agosto 2026: l’edilizia residenziale arretra del 14%

La contrazione è diventata evidente nei dati relativi ai primi otto mesi dell’anno. Il 23 settembre 2026, secondo i dati riportati dalla stampa russa, il settore dell’edilizia abitativa aveva registrato tra gennaio e agosto una diminuzione del 14% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato più pesante riguarda tuttavia le abitazioni individuali, crollate del 23,5% su base annua. Proprio il segmento che fino a poco tempo prima veniva indicato come il principale propulsore dell’edilizia russa ha quindi mostrato una tendenza stabile al collasso, privando il governo di uno degli strumenti con cui aveva sostenuto le cifre sull’introduzione di nuovi alloggi.

La differenza tra il calo complessivo del 14% e quello del 23,5% registrato nelle costruzioni individuali indica che la crisi non si limita alle grandi operazioni immobiliari o ai progetti delle società edilizie. Fuori dalle principali agglomerazioni urbane, le famiglie non dispongono più delle risorse necessarie per costruire autonomamente senza ricorrere a mutui diventati onerosi e difficili da ottenere.

Settembre 2026: il governo annuncia nuove misure

Di fronte alla caduta del comparto, Khusnullin ha affermato che il governo russo sta preparando una serie di interventi per rilanciare l’edilizia individuale. Il piano prevede soprattutto un aumento dei terreni disponibili e una semplificazione delle procedure per la loro assegnazione.

Le misure intervengono però su un problema che non riguarda soltanto la disponibilità dei lotti. La stessa ammissione del vicepremier sull’impatto del tasso della Banca centrale mostra che il nodo principale resta l’accesso al credito. Senza mutui sostenibili, la possibilità di ottenere un terreno non è sufficiente a trasformare i progetti delle famiglie in cantieri effettivi.

La crisi dell’edilizia residenziale ha inoltre conseguenze che vanno oltre il mercato delle abitazioni. In Russia il settore delle costruzioni trascina numerose attività collegate, dalla metallurgia alla produzione di materiali edili, fino ai servizi. Il calo dell’edilizia abitativa riduce quindi la domanda lungo una catena più ampia e contribuisce al rallentamento dell’economia nel suo complesso.

La precedente abitudine del Cremlino di presentare risultati macroeconomici più favorevoli attraverso le statistiche dell’edilizia si è così scontrata con dati difficili da attenuare. Agevolazioni, sostegno statale e altri incentivi non hanno compensato il calo della domanda, mentre gli elevati costi del credito hanno reso visibile la fragilità di un modello sostenuto soprattutto da finanziamenti agevolati e interventi amministrativi.

La posizione attuale è quindi segnata da una forte contrazione: nei primi otto mesi del 2026 l’edilizia abitativa russa è scesa del 14% e quella individuale del 23,5%, mentre le misure annunciate dal governo sui terreni e sulle procedure non offrono ancora garanzie di una ripresa.

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