La violenza statale negli Stati Uniti: Il documentario di Laura Poitras svela il terrore a Minneapolis
DALLA NOSTRA INVIATA
VENEZIA – Un video di dieci secondi ha acceso la scintilla: un paesaggio innevato interrotto da una voce angosciata che avverte: «Stai dentro, chiudi le porte. Sono qui». They’re here è il titolo del cortometraggio con cui la regista premio Oscar Laura Poitras, insieme a Rachel Lauren Mueller, torna a Venezia per un documentario di 25 minuti che immerge il pubblico nel terrore vissuto dalla popolazione di Minneapolis durante i mesi dell’«Operation Metro Surge» dell’Ice, dal dicembre 2025 a febbraio 2026. Migliaia di immigrati sono stati arrestati, insieme a 500 attivisti, in un’occupazione paramilitare della città che ha causato due vittime: Renée Good e Alex Pretti, riporta Attuale.
«Abito a cinque isolati dal luogo in cui Renée Good è stata attaccata dall’Ice — ha dichiarato Mueller —. Un amico mi ha messo in contatto con Laura, e abbiamo capito che stava accadendo qualcosa di mostruoso. Sono una filmmaker, ho iniziato subito a riprendere. Molti cittadini di Minneapolis hanno fatto lo stesso perché non sopportavano l’idea di vedere i propri vicini deportati». La questione è che negli Usa si sta normalizzando la violenza statale, parte della quotidianità e dei bollettini delle news, ha sottolineato Poitras. Agenti paramilitari mascherati rapiscono bambini e giustiziano persone in pubblico, e il cinema ha il potere di rivelare il livello di brutalità e il clima di terrore a cui ci si sta abituando.
Non solo a Minneapolis, ha precisato la regista: «Anche in altri luoghi del mondo l’immigrazione è affrontata solo come questione di ordine pubblico, disumanizzando le persone». Le cineaste hanno evidenziato la risposta dei cittadini: «È straordinario vedere quanto gli abitanti abbiano reagito spontaneamente contro quell’occupazione. Hanno continuato a farlo anche dopo le uccisioni brutali di Renée e Alex». Il loro attivismo ha portato a una significativa riduzione della presenza degli agenti: nel febbraio 2026, il governo federale ha concluso l’operazione, ritirando il 90% degli agenti Ice. L’amministrazione di Minneapolis ha stimato perdite economiche di circa 700 milioni di dollari a causa dell’operazione. Inoltre, le due cineaste hanno citato dati preoccupanti: 300 immigrati morti in custodia dell’Ice dal 2004, di cui 50 durante la seconda presidenza Trump, con un obiettivo per il 2025 di deportazioni di un milione di persone l’anno.
«Sebbene “Operation Metro Surge” sia terminata, si continua nel resto del Paese al ritmo di tremila espulsioni al giorno», hanno evidenziato le autrici, descrivendo l’America contemporanea. «Il nostro protagonista, di cui non possiamo rivelare l’identità per motivi di sicurezza, ha avuto il coraggio di raccontarsi. Cosa accade negli Usa è un incubo — osserva Poitras —. Da due decenni realizzo film critici verso i nostri governi e il mito dell’eccezione americana. Siamo un Paese fondato sulla violenza, è parte della nostra identità. Ciò che traspare da They’re here è un ritratto cupo, ma dimostra che la resistenza è possibile e, cosa ancora più importante, efficace.