Il mistero del cadavere di Francesco Narducci: nuove rivelazioni su un caso irrisolto da 40 anni

12.10.2025 04:05
Il mistero del cadavere di Francesco Narducci: nuove rivelazioni su un caso irrisolto da 40 anni

Perugia, 12 ottobre 2025 – La mattina del 13 ottobre del 1985, una domenica, il lago Trasimeno restituì un cadavere. Venne riconosciuto come quello del professor Francesco Narducci, gastroenterologo di appena 36 anni appartenente ad una delle famiglie più in vista della città, suicidatosi dopo essere uscito con la sua barca da San Feliciano, nel pomeriggio del martedì precedente. Non c’era un motivo per quel tragico gesto, eppure nessun dubbio attanagliò la Procura e la schiera di autorità cittadine presente sul Trasimeno la mattina del ritrovamento, riporta Attuale.

Nessuna autopsia fu effettuata sul cadavere recuperato (vestito, gonfio e annerito) e l’istantaneo via libera del magistrato Centrone portò al funerale, celebrato 48 ore dopo, alla chiesa di Santa Maria in Colle. Quel giorno, finì sepolto anche un mistero che, per metà di questi 40 anni trascorsi, è rimasto sotto terra. Si scoprì in seguito che sul pontile non c’era il corpo di Narducci, ma un altro. Da quel momento, si iniziarono ad intrecciare e infittire le voci che il professor Narducci fosse collegato ai delitti del mostro di Firenze, la cui vita si interruppe proprio nel 1985.

Vecchi dubbi

Narducci era già stato oggetto di indagini da parte di un poliziotto di Perugia, l’ispettore Napoleoni, che cercò un suo alloggio a Firenze. Il nome del medico figurava anche negli elenchi della Sam, la squadra antimostro. Negli anni ’90, le indagini furono influenzate dal contadino Pietro Pacciani e dai suoi complici Mario Vanni e Giancarlo Lotti. La pista perugina, fatta di voci e suggestioni, finì in un cassetto fino al nuovo millennio.

L’inchiesta Perugia-Firenze

Verso la fine del 2000, un’estetista di Foligno denunciò telefonate minacciose. La voce anonima accostava la morte di Pacciani a quella di Narducci. Il pm Giuliano Mignini aprì un’inchiesta in raccordo con la Procura di Firenze e decise di effettuare l’autopsia mai eseguita prima. Il verdetto fu che Narducci aveva l’osso ioide fratturato (era stato strangolato?), ma, soprattutto, la riesumazione fece scrivere una trama da thriller: il corpo, vestito con un abito taglia 48 ‘slim’ sopra un paramento massonico, in buono stato di conservazione, non sembrava proprio quel cadavere diventato scuro ed extra large per i fenomeni della decomposizione.

Lo scoop

Insomma, il 13 ottobre, sul pontile non c’era il cadavere del medico. A contribuire alla scoperta del mistero ci fu un clamoroso scoop giornalistico. Erano le foto del reporter de La Nazione Pietro Crocchioni, presente al porticciolo di Sant’Arcangelo quando il corpo venne adagiato sul pontile. Con le sue foto, che testimoniavano le condizioni della salma, vennero calcolate le dimensioni del corpo, incompatibili con quelle di Narducci.

Sospetti ciclici

Non esiste sentenza che accosti Narducci ai delitti del mostro. Così come non c’è spiegazione ufficiale alla sostituzione del cadavere. Forse anche per questo, attorno a questa figura, sospetti più o meno fondati tornano ciclicamente a rincorrersi. Angelo Izzo, il mostro del Circeo, parlò alla commissione parlamentare di una villa sul Trasimeno in relazione alla scomparsa di Rossella Corazzin, sparita nell’agosto del 1975 a Tai di Cadore. Oggi, 40 anni dopo, la morte di Narducci è considerata uno dei maggiori misteri italiani.

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