Roma, 2 luglio 2026 – Il nuovo Piano Nazionale per l’assistenza agli anziani non autosufficienti presenta criteri più equi per la distribuzione delle risorse tra le Regioni, ma non affronta le problematiche strutturali del settore, come l’assistenza frammentata e le scarse risorse disponibili per le famiglie. Questi sono i principali punti sollevati dal Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, un network di circa 60 realtà operanti nel settore, riguardo al Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027, il primo documento programmatico che segue l’approvazione della Riforma della Non Autosufficienza (Legge 33/2023), riporta Attuale.
Un passo avanti
“L’unico aspetto positivo del Piano – precisa la rete – riguarda i nuovi criteri di riparto del Fondo per le non autosufficienze (FNA). Superando il vecchio sistema basato in gran parte sulla popolazione residente, le risorse vengono ora distribuite tra le Regioni utilizzando indicatori più aderenti ai bisogni reali: la popolazione ultra75enne, i titolari di indennità di accompagnamento e le persone con disabilità grave. Questo cambiamento rappresenta un importante passo avanti verso una distribuzione delle risorse più equa e coerente con le finalità del Fondo, tuttavia il risultato complessivo è insoddisfacente e inadeguato al reale bisogno.”
Per le famiglie la riforma resta solo sulla carta
“Altra grande criticità – prosegue il Patto – è la mancata ricaduta pratica sulla vita quotidiana delle persone. Il Piano Non Autosufficienza approvato dal Governo mantiene, infatti, una frammentazione, limitando il coordinamento ai servizi sociali, mentre l’ambizione della riforma era quella di creare una programmazione unitaria. Per le famiglie, questo significa continuare a dover ‘ricomporre da sole’ percorsi e procedure differenti. Tuttavia, i diritti restano poco chiari: sebbene si parli di Livelli Essenziali (LEPS), manca una definizione precisa di cosa il cittadino abbia diritto a ricevere. Infine, registriamo un arretramento sui servizi. Il Piano rinuncia a utilizzare il Fondo come leva per obbligare le Regioni a investire in assistenza domiciliare, lasciando spazio a trasferimenti monetari che non risolvono il carico assistenziale quotidiano. In questo modo – dichiara il Patto – la riforma resta solo sulla carta, e non entra nelle case.”
Le risorse non sono aumentate e quelle che ci sono non bastano
“Nonostante l’aumento nominale dei fondi previsti per i prossimi anni – precisano i coordinatori del Patto Cristiano Gori, Eleonora Vanni – che da 914 milioni nel 2024 arriveranno a 1,1 miliardi di euro nel 2027, l’attuale Governo non ha stanziato alcuna nuova risorsa strutturale. La crescita del finanziamento deriva dall’attuazione della traiettoria di incremento definita nel 2021 dal Governo Draghi, anche a seguito delle campagne di pressione del Patto. Le risorse oggi disponibili rimangono largamente insufficienti per rispondere alla crescita dei bisogni di una popolazione che invecchia rapidamente.”