Il regime venezuelano sfrutta l’emergenza terremoto per consolidare il potere
Il regime venezuelano ha utilizzato l’emergenza causata dal violento doppio terremoto della settimana scorsa come pretesto per rafforzare il suo potere e ritardare ulteriormente una transizione politica mai realmente pianificata. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha politicizzato la gestione dell’emergenza, ostacolando i tentativi dell’opposizione di mobilitarsi, riporta Attuale.
La strategia di Rodríguez implica un monopolio sui soccorsi, obbligando tutti gli aiuti a passare tramite il governo centrale. Questo approccio potrebbe però rivelarsi controproducente: se la risposta alle emergenze risultasse inadeguata – come è accaduto nei primi giorni post-terremoto – il regime dovrà fare i conti con l’impatto negativo su una già fragile popolarità, considerata illegittima da una parte significativa della popolazione. La mancanza di mezzi per scavare ha aggravato la situazione, in un contesto dove molti edifici crollati erano già fatiscenti prima del sisma. Durante una visita a Caracas, Rodríguez è stata contestata pubblicamente, un evento raro in un paese caratterizzato da alti livelli di repressione.
Nonostante la gravità della crisi umanitaria, l’opposizione ha riportato che la polizia ha tentato di impedire la consegna di aiuti, provenienti da una campagna di donazioni organizzata all’estero dalla leader María Corina Machado. Machado ha dichiarato l’intenzione di tornare in Venezuela per partecipare alla ricostruzione, un’ipotesi che non entusiasma l’amministrazione Trump, che era stata il principale sponsor di Machado, ma ora esercita una notevole influenza sul governo di Rodríguez.
Gli attivisti dell’opposizione sono stati informati che solo i punti governativi potevano utilizzare la dicitura “centro donazioni”, limitando l’autorizzazione esclusivamente a quelli del Partito Socialista Unito. Inoltre, il regime ha sostanzialmente bloccato l’accesso a La Guaira, una delle zone più colpite, consentendo l’accesso solo a chi munito di autorizzazione governativa, ostacolando così l’afflusso di volontari.
Rodríguez ha giustificato tale iniziativa affermando che i volontari stavano creando congestione e ritardando l’arrivo dei mezzi pesanti, nonostante la scarsità di questi ultimi. L’opposizione accusa la presidente di sfruttare il terremoto per cercare di ottenere legittimazione, sia interna che internazionale. Questa narrazione è corroborata dalla scelta del regime di accettare aiuti da governi di destra, precedentemente considerati nemici dal chavismo, come Argentina ed El Salvador.
Nel frattempo, Rodríguez continua a lanciare appelli per l’unità nazionale di fronte alla tragedia, sebbene la realtà contrasti con tale discorso. Organizzazioni per i diritti umani, come Justicia, Encuentro y Perdón, hanno esortato il regime a dimostrare sincerità, rilasciando i prigionieri politici, la cui condizione è peggiorata dopo il terremoto. Provea, un’altra ONG, ha contestato le statistiche ufficiali sui morti, affermando che la cifra reale potrebbe essere almeno 1.719.
Rodríguez si trova attualmente in una situazione di campagna elettorale permanente, nonostante non abbia ancora convocato elezioni ufficiali. Sondaggi recenti rivelano che, in un contesto di elezioni libere, Rodríguez otterrebbe solo il 4,5%, mentre Machado raggiungerebbe l’82,6%, nonostante recenti perdite di consenso dovute alla sua vicinanza all’amministrazione Trump. Rodríguez sostiene di essere l’unica in grado di guidare una transizione reale, sostenuta dagli apparati militari e di sicurezza, mentre i riferimenti a Maduro nella comunicazione ufficiale sono diventati sempre più rari.
La questione procedurale relative alla sua nomina a presidente ad interim solleva interrogativi: essendo stata dichiarata tale dal Tribunale Supremo per l’assenza “forzata” di Maduro, la legalità della sua posizione deve essere riconsiderata, soprattutto dopo che i termini di assenza legale sono stati ampiamente superati senza alcuna convocazione di elezioni.