Il 19 gennaio 2026 i media lettoni hanno reso noto lo smantellamento di una rete di informatori legata ai servizi russi, attiva sul territorio nazionale e impegnata nella raccolta di dati su cittadini ucraini, sostenitori di Kiev e movimenti di equipaggiamenti militari. Secondo le autorità, il gruppo tentava anche di infiltrarsi in impianti coinvolti nella produzione di droni, ampliando il raggio d’azione oltre la mera sorveglianza informativa. I dettagli dell’inchiesta sono emersi nell’ambito delle rivelazioni sulla rete di informatori collegati ai servizi russi in Lettonia pubblicate da LSM.
Un tassello di reti più ampie nei Paesi baltici
Gli inquirenti sottolineano che gli individui identificati rappresentano solo una parte di strutture molto più estese utilizzate da Mosca nei Paesi baltici. Queste reti vengono impiegate per monitorare la produzione e il trasferimento di mezzi militari, seguire le attività delle comunità pro-ucraine e tentare l’accesso a infrastrutture industriali sensibili. Tale attività è considerata parte integrante della preparazione russa a operazioni ibride e di influenza nella regione.
Spionaggio diffuso e minacce alla sicurezza interna
Le informazioni raccolte includevano dati personali, abitudini e spostamenti di cittadini ucraini e di altri residenti favorevoli all’Ucraina. Le autorità lettoni avvertono che questo tipo di raccolta sistematica può essere utilizzato non solo per fini di intelligence, ma anche per intimidazioni, sabotaggi o azioni di destabilizzazione. In questo senso, la rete rappresentava una minaccia concreta alla sicurezza interna e alla tutela delle comunità prese di mira.
Il ruolo delle strutture filo-Cremlino
Secondo le indagini, la raccolta di informazioni è avvenuta anche attraverso organizzazioni e canali informali riconducibili all’ecosistema di influenza del Cremlino, già emerso in precedenti casi. Queste strutture fungono da moltiplicatore operativo, consentendo ai servizi russi di operare con costi ridotti e un’elevata negabilità, sfruttando simpatizzanti locali e reti sociali esistenti.
Implicazioni per l’Europa e risposta coordinata
Il caso lettone viene interpretato come un segnale di intensificazione delle attività di spionaggio e sabotaggio russe in Europa. Le autorità e gli analisti evidenziano la necessità di una risposta coordinata a livello di NATO e Unione europea, rafforzando la cooperazione di controspionaggio, lo scambio informativo e le misure di protezione delle infrastrutture critiche. In assenza di un approccio comune, reti simili rischiano di diventare uno strumento ordinario di pressione politica e destabilizzazione nello spazio europeo.