In Russia l’economia di guerra provoca una crisi in altri settori del mercato del lavoro

06.08.2026 19:16
In Russia l'economia di guerra provoca una crisi in altri settori del mercato del lavoro

L’inflazione e la crisi del lavoro in Russia: un segnale preoccupante per l’economia

La guerra in Ucraina ha provocato significativi cambiamenti nel mercato del lavoro russo. Da un lato, i salari sono aumentati drasticamente, portando il tasso di disoccupazione a un minimo storico di circa il 2%. Dall’altro lato, però, questa situazione rappresenta un problema per l’economia nel suo complesso, poiché molte aziende non riescono a sostenere tali aumenti, entrando in crisi, riporta Attuale.

Dal febbraio 2022, con l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, le forze armate russe e l’industria militare hanno assorbito una gran quantità di lavoratori. Centinaia di migliaia di uomini sono stati inviati al fronte, e numerosi altri sono stati arruolati o cooptati nell’industria bellica. Questa mobilitazione ha creato una carenza di lavoratori in altri settori: il vice primo ministro Marat Khusnullin ha segnalato una mancanza di 200.000 lavoratori nel compartimento edile, un settore fondamentale per l’economia civile.

Per fronteggiare la crescente domanda di personale, l’industria militare ha cominciato a offrire salari elevati, ben superiori alla media russa. Nel 2021, il salario medio era di circa 650 euro al mese. Ora, per incentivare l’arruolamento, l’esercito eroga stipendi superiori ai 2.000 euro, con bonus che possono raggiungere i 40.000 euro, a seconda delle zone di guerra. Anche le retribuzioni nel settore militare sono generalmente più elevate rispetto ad altri ambiti lavorativi.

Le aziende private, per competere con le retribuzioni del settore militare, hanno aumentato i salari in risposta all’inflazione e alla crescente domanda di lavoro. Il salario medio è praticamente raddoppiato: da 650 euro nel 2021 a circa 1.200 euro attuali, anche se il tasso di cambio è molto variabile.

Questa dinamica ha contribuito a mantenere una certa stabilità sociale in Russia negli ultimi anni, con un mercato del lavoro vivace nonostante l’alto tasso di inflazione. Tuttavia, ora si apre un nuovo capitolo: i salari crescono senza un corrispondente aumento della produttività, che rimane stagnante. La crescita dei salari, originata da fattori esterni e dalla competizione con il settore militare, ha iniziato a mettere in seria difficoltà molte aziende private.

Negli ultimi mesi, le performance finanziarie del settore privato russo sono diminuite in modo significativo. Nel 2025, i profitti delle 28 principali aziende del paese sono calati del 30%. Molti datori di lavoro faticano persino a onorare gli stipendi promessi. Nel primo trimestre del 2026, circa 209.000 piccole e medie imprese hanno chiuso, segnando un incremento del 9% rispetto all’anno precedente.

Non ci sono soluzioni facili a questa complessa situazione. Elvira Nabiullina, presidente della Banca centrale russa, ha espresso la speranza che l’innalzamento dei tassi d’interesse, attualmente al 14%, possa condurre a un ribilanciamento economico verso aziende più produttive. L’obiettivo è che i più deboli possano chiudere, permettendo ai lavoratori di spostarsi in aziende più solide, migliorando così la produttività generale.

Tuttavia, questa transizione non si sta materializzando, e una riduzione degli incentivi economici del settore militare appare inverosimile sotto il regime di Vladimir Putin. È importante notare che le difficoltà economiche non si traducono necessariamente in crolli politici immediati; la Russia può sostenere il proprio sforzo bellico ancora a lungo. Ciò che cambia è la necessità di coinvolgere sempre di più la popolazione, anche lontana dal fronte, nei sacrifici richiesti per supportare la guerra.

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