Incendio di un centro per il trattamento dell’ebola a Rwampara, Congo, dopo il divieto di recupero di un corpo

22.05.2026 08:35
Incendio di un centro per il trattamento dell'ebola a Rwampara, Congo, dopo il divieto di recupero di un corpo

Incendio di un centro per il trattamento dell’ebola in Congo: tensioni locali e rischio di diffusione del virus

Giovedì 21 maggio è stato incendiato un centro per il trattamento dell’ebola a Rwampara, città nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riferito da un testimone e da un funzionario della polizia, l’incendio è stato appiccato da alcuni giovani del posto a cui era stato impedito il recupero del corpo di un amico, evidenziando le tensioni locali riguardo alla gestione dei corpi di pazienti deceduti. I corpi delle persone morte a causa dell’ebola possono essere altamente contagiosi e contribuire a un’ulteriore diffusione del virus durante la preparazione per la sepoltura, riporta Attuale.

Un giornalista dell’agenzia di stampa Associated Press ha assistito a quanto successo, dichiarando di aver visto alcune persone fare irruzione nel centro e dare fuoco a oggetti al suo interno e a quello che sembrava essere il corpo di almeno una persona morta presumibilmente di ebola. Ha inoltre osservato gli operatori sanitari fuggire dal centro di cura. L’incendio evidenzia le sfide che gli operatori sanitari affrontano nel tentativo di contenere il virus e dei conflitti che sorgono con le usanze locali.

Qualche giorno fa l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato una “emergenza sanitaria internazionale” per il focolaio di ebola in Repubblica Democratica del Congo, con casi registrati anche in Uganda. Sebbene l’OMS affermi che attualmente non ci sia una emergenza pandemica, i paesi confinanti sono considerati ad alto rischio di un’ulteriore diffusione del virus. L’agenzia ha esortato questi paesi ad attivare i piani di emergenza e a potenziare i controlli sanitari alle frontiere.

Attualmente, nella Repubblica Democratica del Congo sono stati riportati 671 casi sospetti e 160 decessi. L’OMS ritiene che il focolaio possa essere ben più ampio di quanto attualmente registrato.

Il virus ebola, che si trasmette attraverso il contatto con i fluidi corporei, provoca febbri emorragiche per le quali non esiste una cura e che, nella maggior parte dei casi, sono letali. Tra il 2018 e il 2020, il paese aveva già affrontato un’epidemia di ebola che causò oltre 2.000 morti. Il focolaio più recente era stato identificato a settembre del 2025. Quello attuale si trova nella provincia di Ituri, al confine con l’Uganda e il Sudan del Sud, ed è causato dal Bundibugyo ebolavirus, per il quale attualmente non ci sono vaccini né trattamenti specifici, e presenta un alto tasso di letalità. Lo sviluppo di un vaccino potrebbe richiedere dai sei ai nove mesi.

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