Italia e Bulgaria bloccano le sanzioni Ue al patriarca Kirill, il Vaticano frena Roma

06.07.2026 15:10
Italia e Bulgaria bloccano le sanzioni Ue al patriarca Kirill, il Vaticano frena Roma
Italia e Bulgaria bloccano le sanzioni Ue al patriarca Kirill, il Vaticano frena Roma

Italia e Bulgaria hanno bloccato la proposta di inserire il patriarca di Mosca Kirill nell’elenco delle persone soggette a misure restrittive nell’ambito del 21° pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia. Lo scrive Politico Europe, secondo cui la resistenza italiana è stata dettata dalle preoccupazioni del Vaticano per il rischio di creare un precedente con sanzioni personali contro il capo di una confessione cristiana.

La posizione dell’Italia si è quindi allineata a quella già espressa dalla Bulgaria, il cui premier Rumen Radev aveva dichiarato che non si può entrare «nella sfera della religione» e che «l’era delle crociate è finita». Secondo le informazioni raccolte dalla testata, il governo di Sofia avrebbe anche legato la propria opposizione alla difesa degli interessi economici russi nel Paese, in particolare quelli della società petrolifera Lukoil.

####Il nodo del capo della Chiesa ortodossa russa
Il patriarca Kirill (al secolo Vladimir Gundyaev) è da tempo indicato come uno dei principali ideologi della guerra contro l’Ucraina. Ha benedetto l’invasione, definendola una «guerra santa» e promettendo l’assoluzione dei peccati ai militari russi che uccidono ucraini. La sua inclusione nelle liste sanzionatorie era stata proposta dalla Commissione europea sulla base del ruolo attivo nella propaganda bellica e nella giustificazione delle violenze.

La resistenza di Roma e Sofia ha sollevato critiche tra i diplomatici di diversi Stati membri, secondo i quali il patriarca non dovrebbe essere considerato un semplice leader religioso, ma un attore politico pienamente integrato nella macchina bellica del Cremlino. Ciononostante, il timore espresso dalla Santa Sede di compromettere i canali diplomatici con la Chiesa ortodossa russa e la volontà di proteggere la sfera religiosa hanno pesato sulla decisione italiana.

####Lo stallo sulla revisione del price cap al petrolio russo
In parallelo, un altro fronte ha rallentato il varo del 21° pacchetto sanzionatorio. Grecia, Malta e Cipro si sono opposte alla proposta della Commissione europea di congelare la revisione del tetto massimo al prezzo del petrolio russo, attualmente fissato a 44 dollari al barile. La revisione era prevista per metà luglio e il blocco è stato motivato dagli interessi delle flotte di petroliere battenti quelle bandiere, che continuano a trasportare greggio russo via mare.

Le stesse capitali, nei giorni scorsi, avevano già impedito l’approvazione di un’altra misura che avrebbe vietato la fornitura di servizi alle navi russe, provocando lo stop della discussione su quel punto specifico. Il dissenso mette in luce la tensione irrisolta tra la solidarietà politica verso l’Ucraina e gli interessi economici di alcuni Stati membri nel settore della logistica marittima.

Il negoziato sul pacchetto complessivo prosegue a Bruxelles, con la presidenza di turno dell’Unione che dovrà trovare una sintesi tra le diverse sensibilità prima del Consiglio Affari esteri di fine luglio.

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