La repressione in Turchia in preparazione dell’incontro della NATO
Il governo semiautoritario della Turchia sta sfruttando l’imminente incontro tra i leader dei paesi della NATO, previsto ad Ankara per il 6 e 7 luglio, per arrestare centinaia di attivisti e membri dell’opposizione, riporta Attuale. Mentre vengono adottate misure di sicurezza eccezionali, ufficialmente per proteggere i partecipanti, in realtà vi è una repressione sistematica degli oppositori.
Il 5 luglio, le forze di polizia turche hanno effettuato decine di arresti in tutto il paese, tra cui studenti, sindacalisti, attivisti e giornalisti, come Ceren Erdoğdu di Oda TV e Buse Söğütlü di T24. Inoltre, oltre un centinaio di manifestanti che avevano partecipato a una protesta contro la NATO, organizzata dal Partito Comunista della Turchia (TKP), sono stati arrestati nonostante i divieti.
Negli ultimi giorni, sono stati effettuati centinaia di arresti simili, con il governo che giustifica tali azioni affermando di colpire terroristi e potenziali minacce. A fine giugno, si stimava che circa duecento persone fossero state arrestate con l’accusa di legami con gruppi terroristici, ma la maggior parte degli arrestati sono oppositori del regime di Erdoğan.
Tra i detenuti figurano quattordici attivisti pensionati di TEMA, una nota organizzazione ambientale, insieme a diversi avvocati e a Yildiz Tar, un giornalista e attivista per i diritti LGBT+. Il 2 luglio, la polizia ha arrestato anche Deniz Göktaş, un comico accusato di incitamento all’odio a causa di uno spettacolo critico nei confronti del presidente Erdoğan, continuando una lunga tradizione di attacchi del governo contro artisti e intellettuali non allineati.
In preparazione dell’incontro della NATO, il governo ha negato i credenziali di stampa a giornalisti critici, impedendo loro di seguire l’evento. Associazioni come Reporters sans frontières e l’Associazione dei giornalisti turchi hanno condannato queste restrizioni come inaccettabili e hanno richiesto il rilascio immediato delle persone arrestate.
All’incontro del 6 e 7 luglio parteciperanno i leader di tutti i paesi membri della NATO, inclusi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La Turchia, membro della NATO dal 1952, possiede il secondo esercito più grande dell’alleanza.
Per garantire la sicurezza durante l’evento, sono stati schierati oltre 56.000 poliziotti ad Ankara, con barriere e posti di blocco in città e strade chiuse. È stato vietato ogni tipo di manifestazione pubblica dal 28 giugno al 10 luglio, e a molti funzionari pubblici è stata concessa una settimana di ferie per facilitare il traffico di delegazioni.
Erdoğan ha mantenuto il potere dal 2003, inizialmente come primo ministro e dal 2014 come presidente, attuando un regime autoritario caratterizzato da una crescente repressione degli oppositori, accentuata dopo un tentato colpo di stato nel 2016. Milioni di funzionari pubblici sono stati rimossi per motivi politici, mentre il suo partito, l’AKP, continua a controllare le istituzioni statali.
Attualmente, centinaia di politici e sindaci dell’opposizione sono detenuti, accusati formalmente di corruzione, tra cui Ekrem İmamoğlu, ex sindaco di Istanbul e considerato un probabile sfidante di Erdoğan nelle prossime elezioni presidenziali nel 2028.
Il governo turco controlla la maggior parte dei media, costringendo i pochi giornali indipendenti a far fronte a pesanti multe, mentre i siti internazionali spesso vengono oscurati. Secondo recenti stime, nel primo trimestre del 2026 erano almeno 58 i giornalisti detenuti in Turchia.