Impegno militare italiano nello Stretto di Hormuz subordinato a tregua e autorizzazione parlamentare
Nessuna nuova missione militare italiana nello Stretto di Hormuz per il momento. I ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto hanno sottolineato che qualsiasi impegno sarà possibile solo dopo una «tregua vera» e con il voto del Parlamento, riporta Attuale.
Durante l’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, Tajani ha chiarito che il governo non sta chiedendo l’autorizzazione per una nuova missione militare nel Golfo. L’obiettivo è informare il Parlamento riguardo all’impegno per la pace e alle prospettive di partecipazione a una coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto, condizione che dipende dalla «cessazione definitiva delle ostilità».
Crosetto ha aggiunto che un’operazione del genere richiede una «vera tregua», una cornice giuridica adeguata e l’autorizzazione del Parlamento. Il governo sta agendo nel rispetto delle prerogative del ministro della Difesa, rimanendo «trasparenti» riguardo alle misure prudenziali in fase di predisposizione.
«Hormuz non è una crisi regionale»
Tajani ha avvertito che quanto accade nello Stretto di Hormuz non può essere considerato una semplice crisi regionale, ma rappresenta uno shock globale che mina la sicurezza nazionale e la competitività del sistema produttivo italiano. Da questo passaggio transitano «il 20% del petrolio mondiale e un quarto delle esportazioni globali di gas naturale, influenzando direttamente famiglie e imprese». Inoltre, il blocco delle rotte potrebbe alimentare crisi alimentari in paesi fragili, con il rischio di «nuove ondate di instabilità e nuovi flussi migratori verso l’Europa».
Riguardo al piano diplomatico, Tajani ha sottolineato la necessità di dialogo, dichiarando che la comunità internazionale deve agire affinché Teheran non possa acquisire armi nucleari o sistemi missilistici minacciosi.
I due cacciamine verso l’area
Crosetto ha fornito particolari su piani precauzionali, rivelando che l’Italia sta predisponendo il preposizionamento di due unità cacciamine più vicine allo Stretto, inizialmente nel Mediterraneo orientale e poi nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso, Mediterraneo Sicuro e Aspides. Questo per rispondere alla necessità logistica di essere pronti in caso di pace, evitando un viaggio di quasi un mese per le alleate per raggiungere il Golfo. L’eventuale contributo italiano si baserebbe sulle capacità della Marina Militare italiana, principalmente nel contrasto alle mine.
Crosetto ha chiarito che l’Italia si sta preparando a intervenire, sottolineando l’importanza di una «tregua vera, credibile e stabile», sottolineando che qualsiasi iniziativa richiederebbe anche la «legittima cornice giuridica internazionale» e l’accordo di tutte le parti coinvolte. La decisione finale spetterebbe al Parlamento, e i ministri si mostrano scettici riguardo alla possibilità di una tregua a breve termine, sebbene sperino in un futuro migliore.
Attualmente, 40 Paesi stanno valutando la possibilità di contribuire a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, di cui ventiquattro hanno già espresso disponibilità a partecipare con mezzi specializzati, separando rigorosamente l’operazione dal conflitto in corso.
Libano, Israele e il litigio con le opposizioni
Durante l’audizione, Tajani ha evidenziato che una pace duratura in Medio Oriente deve tener conto della stabilità del Libano e ha confermato che l’Italia è pronta a organizzare colloqui diretti con Israele. In relazione ai coloni, ha menzionato la possibilità di nuove misure europee contro i beni dei coloni estremisti, evitando però di interrompere i rapporti commerciali con Israele per non danneggiare la popolazione civile.
Il dibattito ha innescato un confronto acceso con le opposizioni, in particolare con il Movimento 5 Stelle. Tajani ha ricordato che «il 13 aprile il ministro Crosetto ha informato il collega israeliano Katz della decisione di sospendere il rinnovo automatico del memorandum militare Italia-Israele». Rispondendo alle domande dei deputati, ha affermato che «i termini sono chiari» e ha criticato l’atteggiamento delle opposizioni, che a suo avviso mancavano di educazione parlamentare.