Jabloko escluso dalle elezioni: colpo alla democrazia russa
La Corte Suprema russa ha escluso il partito pacifista Jabloko dalle elezioni del 18-20 settembre, in un contesto di crescente repressione politica. Questo partito, che si è sempre opposto alla guerra in Ucraina, era accreditato di un 13-14% nei sondaggi, rappresentando una seria minaccia per il regime del presidente Vladimir Putin, riporta Attuale.
Le accuse mosse a Jabloko riguardano finanziamenti dall’estero, mai provati e categoricamente negati dai leader del partito. Nonostante questo, il partito si trova ora escluso dalle liste proporzionali, dove avrebbe potuto ottenere un reale riscontro di consenso popolare. Jabloko rimane in corsa per i seggi assegnati con il metodo uninominale, ma le sue possibilità di successo in questo ambito sono minime, date le forti pressioni del blocco putiniano.
Il leader di Jabloko, Nikolai Rybakov, ha denunciato la decisione della Corte Suprema, che si è pronunciata in un momento critico, quando le schede elettorali erano già stampate. Le sue parole risuonano come un appello contro l’esclusione sistematica delle forze pacifiste e democratiche in Russia: “con tali azioni, le autorità favoriscono coloro che stanno conducendo il nostro Paese verso una catastrofe”.
Dal canto loro, i politici di partiti satelliti del regime, come Russia Giusta e il Partito Comunista, hanno intensificato le critiche nei confronti di Jabloko, accusandolo di tradire il Paese. Questa ostilità si manifesta anche attraverso una sequela di cause legali che hanno portato alla rimozione delle liste e dei candidati del partito da parte di tribunali regionali.
Il clima politico di paura ha quindi ripercussioni dirette sui diritti civili e politici, dove le elezioni si configurano sempre di più come farsa. Con la rappresaglia che continua contro i rappresentanti dell’opposizione, la speranza di un cambiamento pacifico e democratico in Russia si fa sempre più esile.